lunedì 16 maggio 2022

una riga (di Marina Cvetaeva)

 

 Il bello di non essere letto è che posso altamente impiparmene di tutto, e scrivere su una riga sola di un libro. In generale dei libri mi/ci interessano solo alcune righe, ma poi siamo costretti (dal nostro stesso successo!) a scrivere di tutto l’eccipiente che gli sta attorno.

Il libro è Sonecka, di Marina Ivanovna Cvetaeva, e me lo ha messo fra le mani Domenico Pinto, a un mio compleanno, prelevandolo da una delle sue 3 librerie di disperato capitalista della parola, e cioè di nulla.

La riga è questa: “Addio, Marina” (e poi, ingoiando una montagna) “Ivanovna”.

Premesse: La Cvetaeva racconta in questo libro il suo amore per l’attrice-bambina Sonecka, e quello che vi si intreccia, in un gioco a 3 specchi, per il circa-attore Volodja. Tutti e 3 gli amori non si risolvono in un rapporto fisico, ma forse per questo raggiungono picchi di tensione estrema. L’amore fra M. e V. è anzi probabilmente il più tenace e profondo, fondato com’è nel comune senso di giustizia e rettitudine, rispetto ai 2 rapporti affettivi che coinvolgono la patetica e fantastica Sonecka. Come segno insieme di deferenza e esclusività, V. chiama sempre M. apponendovi il patronimico, Ivanovna.

un addio                                                 

Un addio si verifica raramente in una vita, molto più frequenti sono gli arrivederci. Ma denotiamo come addio, più generalmente, anche un arrivederci particolarmente significativo, e che comunque, anche non escludendo un reincontro, comporta la fine definitiva di qualcosa.

In un addio 2 persone o enti si separano o separano parte di sé definitivamente, la rimandano o raccomandano a-dio, a un al di là, un assoluto, un non-linguistico. Topologicamente, si può rappresentare con una linea che si biforca in 2 semirette divergenti all’infinito. Un addio è una divergenza - non reversibile. Se noi siamo fatti dell’altro, degli altri, un addio è un’amputazione, uno strappo, una lacerazione. Marina non c’è più in Volodja, e l’inverso. Ma V. era, per un pezzo, M.. Qualcosa dell’io di linguaggio è trasferito, asportato dall’area di competenza dell’individuo, dal suo essere/avere, al demanio sovraindividuale dell’indefinito, in qualche modo del divino.

V. è commosso, forse piange o piangerà. Se si piange, il corpo che ci racchiude si rammollisce, sgoccia, si liquefa, forse si rifà amnio, mare, acqua salata. O almeno inghiotte acqua, saliva, deglutisce – fa un glu dentro.

Per esprimere l’intensità del trauma, e misurare la parte di sé asportata, la Cvetaeva usa mezzi semplici, belli e potenti. Un’immagine iperbolica, irreale, che fa da indice, e la scarnificazione assoluta del racconto, ridotto alle 3 parole (1,2, pausa, 3) di V.. Questo addio fa il rumore elegante e concavo di una sciabolata, ha la luce di un paesaggio immobilizzato da un fulmine, e l’impercettibilità di un filo d’erba. Come avviene spesso nel libro, la C. si lascia scrivere da ciò che racconta (le parole di S., V., i loro atti). La scrittrice è la scriba, che registra il dettato di qualcosa che è “più prima” di lei.

 

Lasciando tutto il nome, Volodja lascia tutta Marina. Finché ha detto solo Marina, ha ancora parti di Marina dentro di sé, rilasciando anche Ivanovna, lo strappo è avvenuto, gli organi plastici psichici in cui Marina si era andata a strutturare nel suo io diffuso e linguistico, sono recisi dall’ultima sillaba. Nel patronimico usato per apostrofarla unicamente da lui, si carica infine tutto il peso dell’unicità del rapporto. E’ come se tutto quel rapporto attuale e reale, fatto di minuti e spazi, di cose concrete in quei minuti e spazi, tutto quell’accadere irripetibile, riaffluisse in quel segno, che infatti Volodjia quasi stentava a rilasciare, voleva trattenere, tenere stretto nella sua gola.

Il gesto è misurato dall’indice metaforico fra parentesi, ma la quantità è incommensurabile: essendo impossibile ingoiare una montagna, fornendo una misura impossibile, la Cvetaeva denota un assoluto, un metalinguistico.

Nello stesso tempo, la concisione e l’eleganza matematica dell’espressione rasserena l’evento nella sfera dell’estetico, la consegna alla bellezza, la distanzia nell’imperturbabilità di ciò che è ben disposto, armonico, giusto.

giovedì 5 maggio 2022

zar, attori e camerieri

La propaganda russa? Disgustosa. Chiamano ancora la guerra operazione speciale. Ma quella americana è ancora più nauseante, arrivarono a chiamare i loro massacri “giustizia infinita”. E’ più subdola e sofisticata notoriamente, quello dall’altra parte del fiume guarda caso è sempre cattivo, e quindi va eliminato per bontà. E l’Italia?  L’ha succhiata col latte dei film americani, e ora l’ha metabolizzata del tutto.

Ho sempre cercato di conservare un giudizio equilibrato su Draghi, un tizio che almeno ne capisce di qualcosa, di dané, di palanche, anche se si tratta della competenza più dozzinale e ignobile che esista. Per dir così, in generale ho più rispetto di uno che ne capisce di fosse biologiche che di uno che non ne capisce di poesia. Purtroppo questa sua pochezza umana al momento mi sembra che pregiudichi del tutto i suoi atti politici. Al momento lo vedo come null’altro che un cameriere della plutocrazia Usa, uno che cammina sempre con la postura di chi ha il vassoio (la finanza) in mano e il tovagliolo (la retorica) sull’altro braccio. Gli agognati soldi del famoso PNRR vuole utilizzarli per comprare bombe e carrarmati (fatevi un po’ i conti... in 10-15 anni a ritmo di 14 miliardi i soldi europei se ne vanno tutti così); lancia ridicoli out-out fra guerra e condizionatori, ma il taglio del gas lo patirebbe qualche pensionato in qualche casa umida e fatiscente, non certo lui coi suoi milioni; la presunta protezione contro spread e inflazione si è rivelata un bluff; il suo famoso Quantitative Easing, come ho spiegato altrove, è un grande fiore di vacca mediatico: importato pari pari dalla Fed, ha salvato il capitalismo da se stesso, e cioè dalla speculazione finanziaria, senza risolvere alcun problema strutturale; il suo atteggiamento sulla guerra ucraina conferma esattamente la sua insignificanza etica e culturale: bellicismo e inerzia mascherati da finte indignazioni. Se gli Usa, che con le loro guerre hanno causato 20 milioni di morti,  danno del macellaio a Putin e lo paragonano a Hitler, complicando i negoziati nei momenti più delicati, non apre bocca, ma si fa venire lo sturbo per una banalità come quella di Lavrov, secondo cui il fatto che Zelenski abbia origini ebree non esclude che abbia utilizzato milizie naziste (come è indubbio, al di là del fatto che ciò sia o non sia pregiudizievole). Come se questi paradossi non siano sempre esistiti, come se la dirigenza e le file fasciste non fossero zeppe di ebrei (10mila iscritti), o i più accaniti leghisti della prima ora (Rosi Mauro, Roberto Cota ecc.) non fossero terroni, o la moglie di Bossi siciliana.

Il Papa ha usato addirittura il verbo abbaiare, pare nella sfumatura più attenuata che ha il termine in spagnolo, ma non offendiamo i buoni cani. Diciamo che mini-mario è la tartaruga domestica della Casa Bianca, col suo sguardo da rettile, da burocrate risucchiato al Governo dal vuoto pneumatico della politica.



domenica 10 aprile 2022

13 regole per un mondo nuovo

1-rinacciare i calzini

sembra brutto, o povero, o solo scocciante, rammendare i calzini, che come è noto si bucano sempre. ma a me sembra brutto povero e scocciante il misero godimento del consumo indotto da falsi bisogni, sprecare, negare la durata delle cose, temere lo sguardo inorridito sul calzino rinacciato.

 2-pena di morte personalizzata per mario giordano 

in un mondo nuovo naturalmente la pena di morte è inaccettabile, d’altra parte sarà intollerabile la volgarità stridula, il conformismo e l’odio camuffati da buon senso, lo spettacolarismo isterico che cavalca i sentimenti più beceri. dunque è irrinunciabile una legge che ripudi fermamente la pena di morte, con la sola eccezione del noto giornalista mediaset mario giordano. una fucilazione discreta e indolore, siamo umani e democratici, la società ne trarrà un vantaggio incomparabile, la cosa anzi secondo me farà da volano alla ripresa economica. un po’ di sacrificio, mario, convinciti pure tu...

3-zappare

l’unico atto politico possibile oggi è zappare. siamo sommersi, alluvionati, annegati dalla retorica ecologista,

mercoledì 30 marzo 2022

siamo un corpo solo


 siamo un corpo solo, un superorganismo tentacolare, l’umano, irrimediabilmente intercomunicante, intimamente concorde, corrispondente e corresponsabile, un solo continuo fisico e linguistico, appena separati da un po’ d’aria inconsistente, e da un pelle aperta, esposta, carente e perciò sempre avida dell’altrui contatto. nella lingua, poi, nella psiche, in quella cosa o sua spuma che chiamiamo anima, non esiste nemmeno questa separazione giurisdizionale, ognuno respira con le parole, col fiato dell’altro, ognuno vive della storia, delle esperienze

giovedì 10 marzo 2022

Facciamo pace

 


 Bisogna disattivare la guerra, più che ripudiarla o spaventarsene. Senza questo cambio di postura, i conflitti nel mondo sono destinati ad acuirsi.  La soluzione del conflitto Russia-Ucraina è a portata di mano, e consiste nell’indire 2 referendum in Donbass e sulla Nato in Ucraina, dati ormai per scontati da una parte l’impossibilità di un ripiego russo senza condizioni e garanzie e dall’altra quella della neutralità dell’Ucraina. E’ una soluzione compatibile sia coi principi etici e giuridici internazionali che con quelli enunciati da Putin nel

venerdì 11 febbraio 2022

La poesia è fedeltà della lingua al corpo


                                                 in foto la copertina di IRA, di iosonouncane

Il personaggio pubblico Franco Arminio corrisponde poco all’entità psico-fisica Franco Arminio. Resta da capire quanto a quest’ultima corrisponda il poeta Arminio.

Arminio è pervenuto negli ultimi anni a un tipo di scrittura la cui linearità rasenta l’elementarità, a cui la poesia colta e consapevole non si era in pratica mai spinta. Questa scelta offre l’occasione di porsi delle domande radicali sull’essenza della poesia. A me e a molti lettori avveduti sembra infatti che le frasi di Arminio sono sì molto spesso elementari, ma che fra una frase elementare di Arminio e una frase elementare di un non poeta c’è una differenza in cui consiste esattamente la poesia. Questa differenza non è facilmente misurabile perché è ontica e non ontologica. E’ la differenza fra il mondo unico e irripetibile percepito dal corpo di Arminio e il mondo unico e irripetibile percepito dal corpo del non poeta. Ciò che si può dire è che il mondo-arminio è afferrato con un’apprensione autentica,

martedì 4 gennaio 2022

per Gianni Celati

 

                                                                                  Gianni Celati a Bisaccia. 

nel termine qualcuno, curiosamente, sono compresi 2 significati opposti: nell’espressione “è diventato qualcuno” significa importante, autorevole. nell’uso strettamente pronominale sta per qualsiasi, indeterminato, uno che non si sa chi è. il senso della vita di gianni si può forse racchiudere in questo: aveva cercato di diventare qualcuno... ma non nel senso di importante, nel senso di qualsiasi, in un mondo in cui invece tutti cercavano di diventare qualcuno nel senso di importante. aveva cercato di diventare un essere umano che si aggira nel mondo, come i suoi bambini perduti nella nebbia. 

sabato 18 dicembre 2021

E' NATO ASTROZOO, teoria e pratica astrologica. CONDIVIDETE, LINKATE, DISSEMINATE https://www.astrozoo.it/


E' previsto per il giorno 20 dicembre il completamento e il lancio in rete del mio nuovo sito di astrologia, ASTROZOO  https://www.astrozoo.it/. Al momento il sito è già raggiungibile e funzionante per i servizi principali, ma in fase di rifinitura grafica. Nelle sue pagine confluiranno i miei 40ennali studi e analisi in questa disciplina che si può attualmente definire scienza congetturale, ma anche le mie esperienze letterarie e scientifiche. Anticipo una nota che illustra lo spirito del sito:

CONSIDERA ET DESIDERA

Secondo i fondatori dell’astrologia, gli antichi popoli mesopotamici, le stelle sono il linguaggio simbolico che usano gli dei per comunicare con gli uomini. Noi non sappiamo se al di là del cielo esistano dei, né se abbiano buone ragioni per comunicare con noi. Crediamo però

venerdì 22 ottobre 2021

Marta Russo - la sentenza dell'ignoranza

 Nell’era mediatica la verità “vince sempre” solo per sbaglio, quando coincide con la follia delle masse. Non è stato così nel caso della sentenza contro Scattone e Ferraro, il cui caso è stato riproposto ieri sera da Rai 2. Il bel documentario – Marta, il delitto della Sapienza – rievocava la figura, la storia e il caso giudiziario di Marta Russo, studentessa uccisa nel 1997 da una pallottola vagante. Nessuno può essere certo, ovviamente, dell’innocenza di Scattone, nemmeno chi ne è convinto come me. Ma chiunque abbia una cultura non solo tecnicistica e positivista come quella della maggior parte dei giudici, può essere certo che quella sentenza è stata ingiusta, e che nessun “ragionevole grado di certezza” è stato raggiunto. Si voleva un colpevole a tutti i costi, e un colpevole è stato trovato. Non si può condannare un uomo senza alcun riscontro obiettivo e senza  alcun movente, in base esclusivamente a 2 testimonianze chiaramente estorte, inquinate e contraddittorie: quella di Maria Chiara Lipari, che all’inizio non ricordava nulla e poi ha “ricostruito” il ricordo dopo oltre 2 mesi, estraendolo “dall’ano della mente” secondo le sue stesse parole, e quella di Gabriella Alletto, che nelle riprese e le intercettazioni (in un primo tempo nemmeno ammesse agli atti), ignara di essere ripresa,  gridava e giurava sui figli di non saperne nulla, e poi, dopo un interrogatorio a dir poco intimidatorio e ricattatorio (si rimanda al sito www.scattoneferraro.org) in cui era posta di fronte all’alternativa di essere condannata lei o Scattone, con la testa bassa e lo sguardo duro di chi sa che deve giocoforza mentire ha rinnegato tutto. Fra l’altro, durante questo interrogatorio, non conoscendo ancora il nome del secondo inquisito,  chiedeva al questurino “bisognerebbe sapere chi è l’altro”, per poterlo accusare.

sabato 31 luglio 2021

Agamben Cacciari e il green pass

 Ritengo Giorgio Agamben e Massimo Cacciari i 2 più lucidi pensatori in Italia, e ho criticato fin dall’inizio il clima di psicosi creato intorno al Covid dai media e la politica, ma ritengo gran parte delle loro recenti critiche al green pass non sufficientemente fondate.  Credo, anche in base alla mia diretta esperienza di laboratorista, che alcune correzioni alla norma siano necessarie, e nella fattispecie: 1) nel momento in cui si obbliga di fatto chi non vuole vaccinarsi a eseguire continui tamponi , bisogna stabilire delle esenzioni e cmq un prezzo politico agli stessi  (i test, acquistati in quantità ospedaliere, vengono oggi a costare 2-3 euro ma sono venduti a 25-50€)

domenica 20 giugno 2021

ANTICIPIAMO IN ESCLUSIVA LE NUOVE NORME DELLA FINANZIARIA 2021

                                                                        


Tutti i percettori di sostegno liberale su marciapiede, comunemente detti mendicanti, si dovranno dotare di lettore POS per carte di credito contactless, al fine di rendere tracciabili tutti gli emolumenti a loro favore. In caso di carità in contanti la sanzione è di € 2000,00, pagabili dall’operatore di mendicità con carta di credito, Paypal o circuito Tbill. Al fine di agevolare le procedure gli operatori saranno supportati da uno staff di navigator, e a loro volta i navigator da uno staff di navigator dei navigator.

Nelle città a vocazione turistica, di cui all’allegato A, a tutti i titolari di bruttezza

venerdì 14 maggio 2021

Astrologia e sistemi fluidi macrocosmici e microcosmici

                                                            


si anticipa un breve estratto dal saggio in progress La scienza fabulosa

 Concretamente, sono certamente rintracciabili una serie di analogie fra funzioni e meccanismi psichici elementari e caratteri fisici degli astri. La quasi perfetta, e quasi-magica,  sfericità dei pianeti, la loro  complanarietà sull’eclittica, gli esatti sincronismi orbitali, la regolarità dei loro moti, oltre che alcune inspiegate leggi numeriche individuabili nella struttura del sistema solare, come quella di Titius-Bode (per cui le orbite dei pianeti sono situate a intervalli determinabili matematicamente) e altre leggi di risonanza fra le loro orbite – ci fanno pensare che nel Sistema planetario solare le forze fisico-dinamiche elementari, in virtù della stessa entità delle loro dimensioni,  abbiano potuto manifestarsi in maniera pura, ovvero agire in forma libera e casuale, senza significativi attriti e interferenze. Le masse di materia quindi hanno assunto la struttura più probabile e uniforme, cioè in genere quella sferica. L’armonia del cosmo deriva da questo. La materia, sottoposta a forze dotate di un’energia “quasi” assoluta,  si è condensata secondo leggi matematiche elementari e pure: ciò ha fatto sì che i gas dei pianeti si raggrumassero in sfere perfette – il che non avviene nel nostro mondo di dimensioni ridotte, dove, ad es. una mela o una cellula-uovo che si accresce secondo gli stessi principi espansivi di accumulo simmetrico, non ha mai una sfericità perfetta, e così una goccia di piombo fuso lasciato cadere nell’acqua si condensa in una forma irregolare che nel caso migliore può ricordare quella di un piccolo asteroide – di una patata asteroidale, diciamo così. Anche in questo caso vale l’analogia fra macrocosmo e microcosmo. Sono interessanti in tal senso

sabato 17 aprile 2021

Baby Shark e la pasta del nulla

                                                

                                                          un'alice legge Aristotele

Negli ultimi anni abbiamo constatato una riduzione dei contenuti logici, etici, sentimentali nell’opera d’arte, e della sua stessa struttura formale. Nel terzo millennio si avvia a diventare un’operazione di impasto del segno, una contraffazione elettro-chimica del segno. Il geniale Baby shark, una elettro-filastrocca anglo-nipponica per bambini che ha il record di visualizzazioni su youtube (8 miliardi) non ha sintassi, non ha trama, non ha sviluppo melodico. Consiste nell’enumerazione asindetica della famiglia dei cartoon-squali, con la coda di una lunga onomatopea (dododo ecc.) e musicalmente di n. 3 note (do-re-fa) basiche, col fa ripetuto 10 volte, che infigge emotivamente la sequenza nella memoria. Dunque, nulla. Da dove deriva la forza dell’opera? Da un insieme di invenzioni, incastri e chimismi di audio engineering,

lunedì 8 marzo 2021

Sul rapporto fra percezione dimensionale della Polis e orientamento politico

Se è evidente e innegabile che l’opzione destra sinistra è in definitiva valoriale, è possibile probabilmente rintracciare la differenza fra i 2 orientamenti proprio nella percezione soggettiva del rapporto fra Polis e Politica.  E’ in un certo senso l’ordine dimensionale che attribuiamo alla Polis, che determina il nostro orientamento politico. Il sentimento politico, che produce, senza coincidervi,  l’idea politica, è diretto alla Polis, dunque alla Patria, piccola patria o grande che sia, in definitiva alla Madre. Ma in che modo la delimitiamo e determiniamo?  

Radicalizzando, Polis (patria) può essere l’utero o il Cosmo. O perfino, astraendo ancora, il minimo spazio percettivo del nostro nome, del sé, o l’Essere. Intendendo il termine polis non nel senso ristretto di città ma appunto in quello di patria, si può dire che da alcuni secoli si è andato definendo un ordine dimensionale che diamo per scontato che è all’incirca di alcune migliaia di km, con poche eccezioni in un senso o nell’altro (Vaticano, Lussemburgo... Russia, Usa, Cina) che poi eccezioni non sono,

domenica 21 febbraio 2021

il cosmo è la mia stanza

effettivamente il mondo è finito

l'uomo propriamente uomo è una creatura lesa, fallata... è un animale che ha perso la sua integrità biologica. attraverso le crepe penetrano in lui i succhi colorati del mondo, la scienza del tempo, la paura, quel tossico senza antidoti che è l'infinito... il suo desiderio assorbe ogni vuoto del mondo, lo rende smanioso, furioso, malsano... il mondo lo impregna e pian piano lo infradicia.

l’uomo è l’animale fallito, l’animale che non è riuscito a vivere "in pienezza", a dominare pienamente l’ambiente con la propria scarsa munizione naturale, e si è inventato quest’altro artiglio, zampa, fauce: la parola – da cui il pensiero, la cultura, la tecnica. il vero uomo è

giovedì 11 febbraio 2021

lo scrittore-lupo

lo scrittore è colui che parla, colui che usa il linguaggio... ma lo scrittore che vale la pena di leggere, che non esegue la scrittura, che non è né un resocontista né un letterato, deve avere in sé anche un illetterato, un selvaggio, un bambino-lupo che non ha mai imparato a parlare... questo tipo di scrittore non usa le parole per farle significare, ma per vivere, per agire, per respirare, per camminare a 4 zampe, per dimenarsi, per sventare la presa del mondo... le usa fondamentalmente contro il linguaggio. questo tipo di scrittore lotta contro il linguaggio, o sbatte sul linguaggio e cerca di abbatterlo, e di andare dall'altra parte, oltre le sue pareti. questo scrittore è anche un selvaggio, un selvaggio nudo, un selvaggio che finirebbe in galera se i crimini che commette nella lingua, con la lingua e contro la lingua, li commettesse nel mondo. 

sabato 30 gennaio 2021

acqua

                               

leggere, morire pezzi del corpo, attività micidiale, patogena. per capire, è necessario negare il corpo, dunque ammalorarlo, ammalarlo (il gesto umano dell'astrazione, è una sospensione del corpo, una sostituzione della cosa con un qualcosa indeterminato e immateriale)

quando penso alla vita, quando penso ai morti, mi sembra che il mio unico compito è scrivere. io non ho figli, non ho padri, non ho donne, dal punto della nascita a quello della morte la mia vita può trovare un senso, una direzione, solo allineando il mondo nel linguaggio

c’è un autore che secondo me meriterebbe maggior attenzione. il corpo di quest’autore, a cui afferirebbe indubbiamente questa maggior attenzione, è collocato più o meno casualmente in una postazione   mobile a me molto prossima, e con cui, tranne che di notte e nella disattenzione, è in comunicazione neurale, semantica e ontologica molto diretta. insomma, beh... sarebbe io.

acquaiolo l’acqua è fresca, dirà qualcuno, o più forbitamente, non so, chi si loda s’imbroda, o, che so, il soggetto che valuta non può coincidere con l’oggetto valutato. considerazione impeccabile, se non fosse che poi secondo quanto sostiene (quest’-quell’- codest’) autore stesso, la distinzione fra soggetto e oggetto è assai più labile di quanto si ritenga,

domenica 24 gennaio 2021

Scritture delle femmine. Federica Sgaggio, Alice Munro, Viola Amarelli.

 L’eredità dei vivi

Di Federica Sgaggio mi ha parlato zia Anna, perché è una mia cugina di secondo grado, ma se ne scrivo è perché leggendola mi sono subito reso conto che adopera una lingua precisa come un bisturi, e che questa lingua poteva essere sommamente adatta a descrivere un oggetto inviluppato e incandescente  come una famiglia. L’eredità dei vivi parla del rapporto con sua madre Rosa, racconta la lotta per la gioia e il piacere (felicità è un termine astratto e indefinito che l’autrice scansa) di 2 donne unite da un patto di ferro. Questa storia innanzitutto non è inventata, e questo dà forza, spessore e prospetticità al racconto. Rosa e Federica sono 2 combattenti cordiali, la madre combatte all’arma bianca, la figlia di fioretto, ma ben affilato. Il nemico contro cui si scagliano

martedì 12 gennaio 2021

Adelelmo Ruggieri, ingegnere e clown

scrivere poesie per Adelelmo Ruggieri deve essere una bella fatica. per scrivere le “sue” poesie A.R. deve infatti eseguire un gesto mentale anti-istintivo... invece di andare nella naturale direzione dell’ego, quella dell’amor proprio, del narcisismo, dello “scrivere bene”, lui si deve sforzare di scrivere peggio. abbassare la lingua, mortificarla, depigmentarla, sfrondare e potare ogni esuberanza, evitare i concetti, stroncare le emozioni, le pulsioni, le passioni, in una parola sminuire. ma allora perché pubblica in una collana di poesie,

martedì 5 gennaio 2021

mariangela gualtieri - il quotidiano innamoramento

ieri ho ascoltato le splendide poesie di mariangela gualtieri nel recital Il quotidiano innamoramento, in live streaming... siete in tempo mi pare per gli ultimi 2 spettacoli e ve li consiglio. mariangela è erede diretta delle grandi mistiche medievali, vibra le parole con la stessa intensità e violenza, cerca di attraversarle, trasgredirle, scatenarle con la stessa furia cieca e slancio, brucia della stessa fiamma bianca e azzurra, quella degli elementi chimici nobili e delle stelle a combustione elevata.

si ristabilisce poi nel mondo cercando e trovando quella che chiamiamo poesia, il piccolo prodigio delle parole che si accordano ai ritmi cosmici, alla pulsazione profonda e al respiro delle cose.

ma, vissuta dopo baudelaire e rimbaud, riesce a estrarre poesia, fulgore, meraviglia, preghiera da ogni spigolo e grammo della realtà. bellissima l’esortazione ai morti, ai cadaveri, con cui apre lo spettacolo, paradossale esortazione a vivere, percorrere la morte in fondo fino al punto in cui cessa di essere morte, sbocca nel non-linguistico e dunque non è più, non è più ferma, conchiusa, tetra, non è più definibile, non è più disperata. bellissima la descrizione del bambino che si sveglia con “tracce di paradiso sul volto”, e poi in cucina,

sabato 12 dicembre 2020

al cospetto del dio assente - breve scheda di un film interminabile

anche La grande abbuffata può essere letta come una metafora o una prefigurazione del covid, virus che se non castiga il piacere come l'hiv, di certo punisce colpe tipicamente occidentali (poi mutuate all'est) come la crescita demografica indiscriminata, la congestione degli spazi, l'annullamento dei meccanismi di selezione naturale. ripesco questa breve nota scritta qualche tempo fa. 

la grande abbuffata è un capolavoro assoluto, la cui truculenza e i cui eccessi vengono spesso tollerati e giustificati, più che compresi. basti ricordare che all’epoca, a cannes, la presidente ingrid bergman minacciò di abbandonare la giuria se fosse stato premiato, il che di fatto non avvenne (vinse un modesto film di alan bridges). certamente, il primo grande traslato del film è quello di  grandioso e feroce apologo del consumismo. una profezia, più precisamente: la società occidentale scoppierà, schiatterà, collasserà per congestione. ma il sensuale ferreri ha eretto anche, come chiosava bunuel, un monumento all’edonismo. la truculenza gastronomica e sensoriale che è la cifra del film, ha in realtà una doppia valenza, da un lato etica, dall’altra  orgiastica e dionisiaca. ferreri ha voluto quali protagonisti 4 attori seducenti, eleganti, colti, il bellissimo mastroianni e lo charmant piccoli, tognazzi e noiret dotati di un particolare fascino affabulatorio.  andrea ferreol, fra i 4, si staglia come la figura più enigmatica, bovina e angelica, mantide e madre, crudele e premurosa, antica e tecnica. li asseconda per bontà, come dice noiret, li uccide per bontà.

mercoledì 9 dicembre 2020

a me cmq...

 a me comunque tutta ‘sta storia di maradona mi piace poco... non voglio fare facili intellettualismi... potrei dire che alla fine era un tizio in mutande che correva dietro a un pezzo di mucca arrotolata, ed era più abile degli altri a controllarla. spesso la apponeva in un apposito spazio detto rete. ma maradona era anche un mito, un eroe... con i suoi dribbling ha unito un popolo, si potrebbe dire... ci emozionava...

ma innanzitutto è evidente che l’emozione non nasce dal dribbling, ma dalla sua condivisione di massa. è il ritrovarsi della specie umana, l’unanimità, il sentirsi popolo.

sabato 17 ottobre 2020

virus in fabula - introduzione

 


la rimozione, l’asportazione totale direi,  della morte nella coscienza collettiva degli ultimi 30 anni, ha prodotto inevitabilmente  la più colossale abreazione, e poi la più colossale isteria collettiva dai tempi del fascismo, il covid, o meglio la psicosi da covid. ci siamo accorti che moriamo. il telegiornale ci comunicava questa informazione: oggi sono morte 700 persone per covid, ciascuno di noi la registrava commosso e terrorizzato. non avevamo mai saputo, per 30 anni, che ogni giorno in italia muoiono ordinariamente 1800 persone. ne siamo stati appena informati, perché per 30 anni abbiamo vissuto nell’irreale mondo mediatico, in cui i presentatori entusiasti ci fanno vincere i milioni, in cui la famiglia felice si sveglia sorridente, e cinguettando e saltellando va in cucina dove l’attende l’oggetto della sua felicità, l’agognato kinder pinguì, in cui gli infallibili medici e i tecnocrati della scienza annientano ogni male nella serie angeli in corsia. alcuni lavorano tutto il giorno, credono di non guardare la tv, ma in realtà l'aggeggio è acceso tutto il giorno nelle nostre teste, dove sostituisce incessantemente significanti a referenti. il nostro modo di sentire e pensare è fabbricato dalla tv, o dallo smartphone, la realtà in cui viviamo è la fantasmatica realtà mediatica profetizzata da debord, baudrillard, mcluhan, orwell, pasolini.

sabato 10 ottobre 2020

questo tizio che scrive è uno scrittore?

Mica me era attraversato, agito, sostenuto da una corrente di desiderio, in Esercizi ho cercato di estrovertire quel desiderio in gesto politico. si tratta di istruzioni, informazioni, addestramenti percettivi volti a un fine sociale, politico, civile – e infine applicati.

il nuovo libro, Esercizi per accorgersi del mondo, titolo che alla fine è restato perché il più corrispondente ai contenuti, uscirà pare il 15 novembre (corrige: fine novembre), per Transeuropa. si spera che l’editore giustificherà l’operazione di solidificazione del magma bloggistico in materia di cellulosa e inchiostri, distribuendolo adeguatamente, o almeno decentemente. d’altronde non parliamo male degli editori coraggiosi, quali appunto giulio milani... sono loro gli eroi ai tempi dell’ignoranza, non gli scrittori... 

se c’è un libro ci deve essere uno scrittore, si potrebbe dire semiologicamente.

potrebbe ribattere derrida che ogni uomo è uno scrittore, che la parola umana si differenzia dal verso animale perché imprime la sua traccia in un supporto che la fa durare, che sia lo schermo, la carta, la pietra, il corpo in cui si iscrive il gesto o il neurone.

venerdì 10 luglio 2020

questo blog diventerà un libro

ho firmato con Transeuropa, uno dei pochissimi editori non ancora fagocitati dai grandi gruppi, e che proprio perciò ha preservato quello spirito avventuroso che gli impresse Tondelli. dunque, responsabilità e partecipazione alla realtà politico-sociale, attenzione al nuovo e al non convenzionale. meglio: alla scrittura, più che alla esausta letteratura. il libro dovrebbe chiamarsi Esercizi per accorgersi del mondo (altri titoli in ballo: Libro che mi è venuto in mente; Vanvere e zonzi) e dovrebbe uscire entro l'anno.
ma allora, diranno i (grami e sparuti) lettori del blog, il libro lo leggeremo qui, perchè pubblicarlo? innanzitutto, il libro non è il blog. il blog, anzi, i vari blog della rete in cui i testi sono dispersi, è il materiale del libro, ma altro è l'impianto, la struttura, il senso degli scritti. ci saranno poi numerosi pezzi inediti, e tutti i post saranno più lavorati, appunto più scritti.  nel blog resterà la forma grezza del libro, il testo sorgente. 
ma il senso più profondo dell'operazione (non del libro, che ne ha molti e più complessi) è nella breve nota finale del libro, che trascrivo:

perché consumare la carta di un libro

questo libro è la rielaborazione di un blog.
oggi si scrive quasi esclusivamente in forma elettronica: su uno smartphone, su un blog, in generale su uno schermo. ma leggere resta un’operazione del corpo, che ha bisogno dei tempi e le modalità imposti dalla biologia. il dispositivo che risponde meglio a questo bisogno resta il libro di carta, che sfrutta e combina al meglio l’elasticità ottica dello spazio bianco e il suo nitido contrasto con l’inchiostro, le attitudini della mano che sfoglia e la solida semplicità dell’oggetto, disponibile, maneggevole, adattabile. l’abitudine alla lettura elettronica ci sta portando sempre più lontano da noi stessi, sempre più in superficie. la parola elettronica di fatto si scrive ma non si legge, o si legge velocemente e superficialmente. la pubblicazione di un blog dovrebbe appunto compensare quest’asimmetria.

ma il vantaggio che offre il libro non è solo funzionale. sul supporto elettronico il linguaggio non potrà mai avere quei caratteri di oggettività, materialità, stabilità che sono propri della scrittura su carta, e che ne producono un senso diverso. la parola elettronica, per quanto scritta, resterà sempre un gesto, una pratica, poco più che l’evoluzione e complicazione di un verso animale. solo la lingua che si è fatta oggetto, la lingua ferma, la lingua concreta, può farsi storia, cultura, politica. ecco perché mi sembra che non possiamo ancora rinunciare a pubblicare libri.