pietrantonio arminio non è più, come si dice, o forse è ancora, in qualche modo. la sua malattia è stata drammatica, devastante, ma aveva non solo lasciata intatta, ma acuminata la sua straordinaria intelligenza, il suo spirito da lottatore, da splendido e sgargiante combattente. il pietrantonio che vinceva sempre la battaglia con la materia nelle sue sculture, il pietrantonio che ripuliva di ogni traccia di retorica i suoi lavori e le sue parole, il pietrantonio che si presentò al suo matrimonio con una cravatta di gomma ...lo ricordo con un suo scritto, e con la breve analisi che gli dedicai qualche mese fa. non gli piacque molto, la mia analisi, la trovò troppo personale, e poi dispersiva, mi scrisse...ma io non me la presi affatto...lui aveva tutta l’intelligenza, e con l’intelligenza tutto il diritto di criticarmi...con pietrantonio ogni contrapposizione era quello che deve essere, un confronto fra uomini, che stanno in questo mondo un po’ per caso e un po’ provvisoriamente.
allo scultore è delegata una funzione civile che diventa sempre più preziosa e vitale nella nostra società: quella di conservare il rapporto con la materia, ovvero con quel che siamo essenzialmente. l’artista visivo lavora con le immagini e le forme anche quando produce installazioni, lo scultore è propriamente colui che ha competenza e sensibilità per la materia, colui che capisce la materia. pietrantonio arminio è forse soprattutto uno scultore, una persona la cui carne avverte l’adiacenza e la continuità col suolo, col metallo, con la sostanza atmosferica, con quella biologica: è colui che sa – che sa nelle sue mani, che sente nei propri nervi – di essere una diversa riorganizzazione delle cose, coessenziale alla pietra e alla terra e solo apparentemente autonoma. forse solo coloro che hanno la forza nervosa e la purezza passionale per dirsi veri scultori possono raccontarci il cuore del mondo.
p.a. ha visto il mondo, ha auscultato la materia, ha consonato e consentito agli oggetti, e cosa ci racconta? ci racconta dei blocchi di ferro che emettono plastica. le sue ultime micro-sculture sono delle ganghe manufatte, dei semilavorati di ferro e acciaio, da cui frusciano frange e volants ritagliati dalle buste della spesa.