sto sulla cresta, sul crinale. dall’altra parte si sente un gorgoglio, uno sciabordio, un fischio.
io fischio a mia volta – come quando si ha paura – sono questo fischiare di un mondo che passa attraverso le mie cavità - le pause nella mia massa - quest’aria che ciclo dal naso agli alveoli molli al taglio della bocca, e questo fischio è quello che resta.
una bellezza, una ragazza nel supermercato che manco ti guarda –
perché sei per lei quello stesso strato senza spessore che è lei per te, ma
piuttosto male in arnese... guarda oggetti consistenti davanti a lei, una scatola di pelati che resiste di più alla corrosione, che ha intenzione di
introiettare nello stomaco
