la vita è sostenuta dalla paura di morire. se coltivo il grano, opponendomi alla naturale tendenza entropica, è perché ho paura di morire. se lo accumulo
per l’inverno, è perché ho paura che col freddo non potrò procurarmene e morirò. questa paura è strettamente intrecciata, e profondamente forse ha prodotto, il senso della temporalità, che è un carattere specificamente
umano. si potrebbe dire che dal momento in cui l'uomo ha dissociato corpo e azione con la coscienza temporale, non ha più agito, ma solo reagito alla paura della morte. questa paura è dunque in se stessa vantaggiosa e favorevole alla vita. il problema nasce quando vogliamo negare l’origine di questa paura, e
cioè la morte. i nostri atti, le nostre scelte, diventano allora un tentativo
insensato di espungere la morte dalla vita.