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sabato 12 dicembre 2020

al cospetto del dio assente - breve scheda di un film interminabile

anche La grande abbuffata può essere letta come una metafora o una prefigurazione del covid, virus che se non castiga il piacere come l'hiv, di certo punisce colpe tipicamente occidentali (poi mutuate all'est) come la crescita demografica indiscriminata, la congestione degli spazi, l'annullamento dei meccanismi di selezione naturale. ripesco questa breve nota scritta qualche tempo fa. 

la grande abbuffata è un capolavoro assoluto, la cui truculenza e i cui eccessi vengono spesso tollerati e giustificati, più che compresi. basti ricordare che all’epoca, a cannes, la presidente ingrid bergman minacciò di abbandonare la giuria se fosse stato premiato, il che di fatto non avvenne (vinse un modesto film di alan bridges). certamente, il primo grande traslato del film è quello di  grandioso e feroce apologo del consumismo. una profezia, più precisamente: la società occidentale scoppierà, schiatterà, collasserà per congestione. ma il sensuale ferreri ha eretto anche, come chiosava bunuel, un monumento all’edonismo. la truculenza gastronomica e sensoriale che è la cifra del film, ha in realtà una doppia valenza, da un lato etica, dall’altra  orgiastica e dionisiaca. ferreri ha voluto quali protagonisti 4 attori seducenti, eleganti, colti, il bellissimo mastroianni e lo charmant piccoli, tognazzi e noiret dotati di un particolare fascino affabulatorio.  andrea ferreol, fra i 4, si staglia come la figura più enigmatica, bovina e angelica, mantide e madre, crudele e premurosa, antica e tecnica. li asseconda per bontà, come dice noiret, li uccide per bontà.

mercoledì 20 dicembre 2017

Un dio sbadato

Stamattina, verso le 4 e mezza, in un’alba piena di topi, è morto Dio. Da tempo aveva seri problemi. Ha lasciato un diario di cui pubblichiamo alcune anticipazioni.

E’ un po’ di tempo che è come se non esistessi. Non lo so, mi sento come se veramente non esisto. D’altronde, in questo caso, potrei benissimo decidere di esistere, visto che decido tutto io, l'esistere e anche il decidere. Ma chi me lo fa fare? Per essere amato... bah... fatevi un po’ voi il conto...
Il fatto è che non ho proprio voglia più ... sono stanco... tutta questa esistenza infinita, alla fine, è snervante.. e insomma, dovrà pure venire il mio momento ...
Me ne sono visto bene nella vita, ho vissuto, ho sofferto e ho goduto, ho fatto varie mattane tipo per esempio creare gli uomini, quei pupazzetti che tutti conoscete. Molto meglio il moscerino, un essere nobile e glorioso, o anche la nebulosa Laguna M8, quella mi è sempre piaciuta. E il vento a Fishguard, anche quello. E c’era anche qua e là qualcosa di ben riuscito, per esempio Jenny Cucciniello, quella ragazza aveva begli occhi.
Per il resto, per la verità, ho fatto tutto un po’ a cazzo di cane.
La gente aveva pure un po’ ragione a lamentarsi, con la teodicea e tutto il resto, specie ultimamente.
D’altronde, da me che volevano, gli avevo dato pure il libero arbitrio...
Certo, alla fine decidevo tutto io. Venne quel tizio, Einstein, disse: Dio non gioca a dadi coll’universo... ah ah ah.... eh eh... e sì... mo’ mi levavo pure l’ultimo sfizio....
non fumo, non bevo, non gioco il grattino... a donne, figuriamoci...

domenica 21 ottobre 2012

Le origini. la storia della famiglia di Rio

                                           il nonno di rio, l’otaria pensante. non pensa.

tuttavia ha gettato le basi del pensare, riuscendo a mangiare aringhe di oltre 72,6 cm. queste aringhe così grandi, hanno creato una compressione a livello del canale otaricolo e del dotto aringospastico, e hanno costretto i neuroni ad evolversi in una struttura più complessa. è nata così la neuringa, il neurone-aringa, congegno cellulitico portentoso, nella cui composizione è presente un’alta percentuale di dio.