Trasformando il mondo in merce, il ricco ne estrae la sostanza, lo svuota. Trasformando ogni oggetto in oggetto di scambio, ne risucchia l’essenza. La mela non sarà più la mela in sé, ma nemmeno la mela saporita, la annurca un po’ bacata, piccola, ma che sulle papille esplode in tutta la sua densità di gusto, perché deve apparire, deve essere comprata: la sua nuova essenza è la commerciabilità, la sua nuova forma è il prezzo. Diventa la mela insapore del supermercato. L’amore non è più amore, perché è dato senza amore, non per amore, ma per il suo corrispettivo. La vita stessa diventa spettacolo della vita, cioè la sua forma commerciale, e infine il suo simulacro.
Quello di felicità, è forse uno dei concetti più evanescenti, e indefinibili.