i luoghi con molta luce trattengono di più i ricordi. il
problema è che per me l’irruzione del passato, il suo presentarsi, è sempre
lancinante. io avverto l’abissalità dell’esistere in questa percezione di
dissoluzione. che un istante abbia potuto esistere, e in un’altra condizione
(già l’istante dopo...) non esistere, che un istante si sia abolito, che un evento comprovabilmente accaduto si
sgretoli sotto lo sguardo di chi lo osserva da un punto diverso del tempo, e
che io stesso, contenuto in quell’attimo, ne sia stato estromesso, esiliato, sloggiato,
è per me intollerabile.