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domenica 6 ottobre 2013

tra parentesi (per i morti di lampedusa)

mi sembra che gli altri non sono veramente nel mondo, e io sfortunatamente ci sto. rispetto agli altri, con le loro collocazioni ben definite, col loro posto e il loro contorno,  mi sento una struttura porosa e sfatta nel mondo, coi fronti disciolti, sguarnita. mi sembra, quando vedo un colore o un palazzo o la feritoia dell’occhio nel corpo di un altro, che queste cose mi si attacchino, stingano sul mio corpo, che tutti i punti di questi oggetti mi contagino i loro sussulti, la loro configurazione cromatica o i loro desideri
 
(macerano nel mare, colorati e leggeri, i corpi senza più lingua dei somali, dei berberi, dei senegalesi... immenso brodo per pescecani, bollito misto servito freddo... l’acqua si fa iridescente per lo sversamento di  futuro e desideri...colliquanti dal cervello e dalla polpa giovane e bruna...il poter-percepire, fuoriuscito, fa bolle, l’amore chiazze grassose...dove c’era un bambino, l’alone era più svaporato e tenue, e insieme più acre... gli occhi grandi e aperti si ammollano, e guardano i pesci, la luce e il blu, molto blu... passano i gozzi dei pescatori, e invece dei tonni e le palamite, caricano il nuovo pesce tropicale, il pesce-uomo...)