sabato 18 febbraio 2023

Il sole, la giustizia. 40 giorni a Cuba

Il rischio di povertà calcolato dei paesi meridiani

 

il benessere è un buon essere?





frollino senza lattosio? meglio, qui non c’è nemmeno il frollino. pollo senza antibiotici? gli antibiotici non li trovi neanche in farmacia, figuriamoci nel pollo, ma il problema è che non c’è neanche il pollo

(in foto: il supermercato più fornito di La Boca di Puerto Padre)


 

Il cubano sostanzialmente non fa niente, o meglio, fa niente, fa il niente, cioè fa qualcosa, ma cose indefinibili, forse inutili. Come tutti i popoli meridiani, si accomoda nel tempo, lo abita. Così passa la giornata, e quella cosa fatta di molte giornate, la Storia.



Santa Clara, monumento al Che. Agli eroi odierni, calciapalle miliardari, rapper tatuati e via dicendo, invece che col mitra glielo faranno con un cetriolo in mano.


 

A Las Tunas all'alba su un treno un po' troppo comunista, pieno di scarrafoni, cigolante, 8 h di viaggio più 4 in stazione in una lista d'attesa dal funzionamento misterioso (non esistono orari né tabelloni, per fortuna mi aiuta il mio amigo Luis El paramedico). Ma: l'avventura è l'avventura, pago solo 58 pesos (40 cent), finalmente veleggio verso le spiagge del sud..


Qui il tasso di alfabetizzazione è fra i più alti del mondo. Lazar, panettiere negro piuttosto male in arnese, legge riviste di economia, e mi illustra la sua teoria delle 7 classi, su cui un intellettuale europeo avrebbe magari costruito una carriera. A Cuba, spiega, ci sono queste 7 classi: gli impiegati del turismo; quelli che affittano case; chi ha parenti all’estero e riceve rimesse di denaro; chi lavora nei negozi di importazione;  dirigenti, organizzatori e capi di industria; chi fa il mercato nero; l’ultima classe è la gente normale, che è il 99% della popolazione, e fa la fame. 

 


“sobre todo, sean siempre capaces de sentir en lo mas hondo cualquier injusticia cometida contra cualquiera en cualquier parte del mondo” firmato papà (Che Guevara, lettera ai figli, 1965)

 


El socucho per certi aspetti mi ricorda Pontecagnano... e sarei quasi tentato di buttarmi nelle fauci del turismo consumistico... ma il benessere è un buon essere? Non sto meglio qui davanti a un pargo hasado e una cerveza?


 

gli altri frequentatori della playa non sono certo dei gran signori

 

perrito cubano e collettivista 100%

 


la cosa bella è che molti cubani si puzzano di fame ma non ti chiedono nada de nada, si fanno in 4 per aiutarti ma se metti mano al portafoglio ti fermano, dicono che è per amistad. Per il resto credetemi al momento non posso raccontare molto perché metto a rischio persone... qui si fa tutto per vie oscure e inesplicabili (in foto con l'amico Luis el paramedico, comunista di ferro)

 

nel viaggio non sei mai livio, perché livio mi chiamano gli altri in un posto, e qui non c’è un posto né altri. raccontare su Facebook o sul blog è anche un po’ rinnegare il viaggio, riassegnandogli una posizione e una definizione, situandolo di nuovo (è un po’ assurdo, come dare i nomi alle stelle o ai cani... ne risultano nomi inservibili alle stelle e ai cani). la cosa fluida, instabile, imprecisata che è il viaggiatore diventa una cosa azzurra di fronte al mare, piovosa se piove, sempre anonima e apolide.

 

Punta Tomate... todo por migo... y Dios sobre todo

 

Il camioncino per Camaguey non ha orario, parte quando si riempie. è lo stesso sistema che usa la natura, la stadiazione per processi successivi di maturazione. altrettanto naturale è che mentre il camioncino si riempiva, si è scaricata la batteria, e per partire devono scendere a spingere 5 o 6 giovani volenterosi

 

Non sono un moralista. Semmai sono un prete in vacanza, che si gode le estensioni geografiche del creato.

 

Ragazzi che giocano a pallone. sullo sfondo, i flamingos della laguna di Playa Santa Lucia.

 

Airone-cavallo-luna (la luna è tanto bianca che non si vede)

  

gli Usa non hanno potuto digerire un paese che aveva una vera epopea di lotta, al cui confronto quella western è tracotante, prepotente, razzista e falsificatoria. e  un paese che ha una mortalità infantile che è inferiore alla sua... gli Usa vorrebbero qualche bambino cubano morto in più

 

DADA UNPA... DADA UN... PA PA (il grosso dei neuroni è a posto... ma così mi diceva un sogno stanotte)

 

Nelle bolle socio-economiche di Varadero o Cayo Guillermo paghi 300 euro a notte, mangi aragoste, e sei circondato da meravigliose e compiacenti jineteras e personale prodigo di sorrisi di alta gamma. Ma la realtà cubana è tutta diversa. Oggi all'hostal dove alloggio erano tutti di malumore, ho chiesto la ragione a Norieda, l'aiutante, mi ha detto che lei e l altra ragazza non ce la fanno più, reggono tutta la baracca per 2000 pesos al mese, circa 15 euro, ma con la crisi post-covid (anche qui amplificata dalla psicosi) l'inflazione galoppa, e 1 kg di pomodori costa circa 1 euro (quasi decuplicato). Sembra incredibile ma tirano avanti così, d altronde un medico guadagna 5000 pesos, poi si arrangiano non so come. I ciceros che mi serve tutti i giorni glieli pago 80 pesos, le ho detto:oggi ti voglio pagare bene, le ho lasciato sul tavolo quello che avevo addosso, 1500 pesos, quasi un salario. Non mi ha ringraziato, ha abbassato gli occhi, e mi è bastato. Dirà qualcuno: con 10 euro di merda ti sei messo la coscienza a posto - e non ha nemmeno torto a dirlo. 


Dunque, sono venuto ad accertarmi dell’ennesimo fallimento del comunismo? Forse sì, ma nella certezza che il procedere di una grande idea, che morde il senso ultimo delle cose, è sempre lento, erratico, fallace, che ogni politica che lo attua deve essere revocabile. E che così come il pensiero marxista è stato quello che ha influenzato più profondamente il 900, metabolizzandosi quasi inavvertitamente nel nostro modo di sentire, pensare e agire, a sinistra come a destra (e basta ascoltare un discorso di Draghi o della Meloni per rendersene conto), così continuerà ad affermarsi.   

 

tipologie di zanzare. quelle aggressive che non ti mollano, e la classica zanzara che “nun s’a fire”. svolazza poco convintamente... non le piace la vita da zanzara... forse voleva fare la ballerina

 

sei finita come zanzara... me ne fotto del karma... che potresti essere un mio trisavolo cubano... chi rompe il cazzo si prende le conseguenze... ci doveva pensare prima, Darwin...

 

la letteratura non è una gara a chi ha i merletti più fini

 

Qui la sicurezza è quasi assoluta, non dico che puoi lasciare il portafoglio sulla panchina, ma la busta della spesa o il cappello sicuramente sì. colpisce il senso di responsabilità (il cubano “risponde”), l’affidabilità, l’integrità di un popolo che peraltro, dai boulevard de L’Habana vieja ai chioschi dei pueblo più sperduto, sa godersi la vita come pochi altri. E’ un effetto dei controlli delle Forze dell’ordine, che qui indubbiamente sono piuttosto frequenti, e lo erano ancor più negli anni passati? Non ho avuto questa impressione, mi sembra più che il cubano “senta” e rispetti l’altro. D’altra parte questa correttezza e sincerità nei rapporti umani si associa a un grande senso di solidarietà – mi ha colpito ad esempio che ho lasciato degli spicci a una vecchia e sono stato ringraziato da un passante – alla cordialità, e a una disinteressata generosità. Molti di questi cubani si puzzano davvero di fame, ma non rinunciano al piacere del dono. Ho contato di aver ricevuto più di 10 regali, ma non solo da persone che in qualche modo avrei potuto ricambiare. Ad es. una massaia, a cui avevo chiesto dove comprare del pane, mi ha spiegato che era distribuito solo ai cubani con la libreta e voleva regalarmi un panino. O ricordo Emiliu, pescatore poveraccio che si immergeva con una vecchia fiocina arrugginita, e mi ha regalato 2 volte dei bei pescetti freschissimi, perché non era riuscito a prenderne uno di dimensioni "commerciabili". o Edel el palettaro (se ho ben capito, vendeva chupa chupa) che si è fatto in 4 per trovarmi una casa sulla spiaggia, e ha rifiutato un regalo perché ha detto che lo aveva fatto per “amistad”.  Mi piace pensare, e forse è davvero così, che sia una naturale conseguenza della politica di giustizia sociale, come era nei sogni di Marx, e prima ancora di Rousseau. L’equità sociale (relativa, ma molto molto maggiore della nostra) rende superfluo il crimine.

Peraltro, ho viaggiato in tutto il mondo, e gli unici crimini di cui sia stato oggetto sono 2 tentativi di scippo nella ricca New York, e il furto di una borsa a Napoli, la città dei furbi. C’erano dentro calzini sporchi e appunti di filosofia. Spero che se li siano goduti.  


ho provato a organizzare un incontro nel circolo culturale di Puerto Padre... ma pare che non era possibile perché si attendevano dei “controlli”, mi hanno detto abbassando gli occhi e la voce... eventi inquietanti, quasi alieni e certamente kafkiani che costellano il quotidiano... a volte anche amichevoli, non so se concussivi. qui cmq è proibito, per vie legali, anche vendere il pesce e lo zucchero, destinati al turismo e all’esportazione. ma il cubano sfugge... sguscia...


 Chiamo Che Guevara un intellettuale attivo. La densità, il peso specifico del suo pensiero è incrementato dal controvalore del suo corpo, che egli ha investito interamente in quel pensiero (sono disposto a dare la mia vita per la liberazione di qualsiasi paese - discorso all'ONU, 1964). All'opposto troviamo un filosofo del comunismo profondo, ma fisicamente "leggero", come Badiou (che pure ammiro). 



L’unica verità: il corpo svanisce

 

il sole mi ha telefonato... ci vediamo a Napoli... addio Cuba...

 

l’aeroporto di Madrid... ritorni nel mondo automatico, prevedibile, grigio e moribondo. è tutto così automatizzato che quando vai a pisciare ti sorprendi che non ci sia un braccio meccanico che ti tira fuori l’uccello.

 

Sintesi delle impressioni e verifiche politiche dopo 40 giorni a Cuba

La fantasmatica, esangue, improbabile, asservita sinistra italiana avrebbe molto da imparare dall’esperienza cubana. Tuttavia, diciamolo subito, il comunismo qui non funziona più. Dopo la morte di Fidel Castro (per la quale, qui si dice, non c’è stato un cubano che non ha pianto), si è prodotto uno scollamento totale fra il popolo e lo Stato, che in parte ha cause contingenti, in parte, probabilmente, ragioni strutturali profonde.

A Cuba la sanità è gratuita e la mortalità infantile è inferiore a quella dell’Italia e degli Usa. Il sistema scolastico è molto efficiente, e l’alfabetizzazione è fra le più alte al mondo... Lazar, panettiere negro, legge riviste di economia, e mi ha illustrato una sua teoria delle 7 classi su cui un’intellettuale europeo avrebbe costruito una carriera. La sicurezza è quasi assoluta, colpisce la correttezza, l’affidabilità, l’integrità – oltre che la generosità, la cordialità, il senso di solidarietà – di un popolo che peraltro, nei boulevard de L’Havana come nei chioschetti del pueblo più sperduto, sa godersi la vita come pochi altri. La corruzione è contenuta, seppure in aumento dopo la crisi, la prostituzione è stata un problema dopo la prima crisi degli anni ’90, ora le puttane sono venute nel mondo capitalistico, dove diciamo sono più nel loro ambiente. Un medico guadagna, come è giusto, al massimo il doppio o il triplo di un operaio. Last but not least... non esiste pubblicità! ... e tutto il paese è pieno di panchine... dove ci si può sedere! (La scomparsa della panchine, nelle stazioni, negli aeroporti, perfino nei parchi, è un indicatore perfetto della “libertà” amata dagli occidentali:  ti puoi sedere solo ai tavolini, e ti puoi sedere ai tavolini solo se CONSUMI). Tutto questo fa pensare che, per certi aspetti e per un certo periodo, davvero qui ci si è avvicinati a concretizzare i grandi ideali di giustizia sociale di Marx e di Che Guevara (grande intellettuale attivo, non solo guerrillero romantico), a incarnare quell’uomo nuovo sognato dal comunismo.

Tuttavia le rigide limitazioni statali all’iniziativa economica privata, e quelle alla libertà individuali, alla lunga hanno indebolito il sistema e minato la fiducia e il sostegno della gente. La gravissima crisi del turismo (seconda voce dell’economia) post-Covid (anche qui amplificato dalla psicosi), e la malaccorta introduzione del nuovo cambio dell’euro (da 24 a 124 pesos) hanno fatto precipitare la situazione. Al di fuori della zona turistica, oggi a L’Havana lo splendore, la sontuosità e il fascino dell’antica regina delle colonie hanno ceduto il posto a una città spettrale, pane e riso sono razionati e si fa la fila ovunque, i prodotti igienici si trovano solo nei negozi di importazione a caro prezzo, l’inflazione è fuori controllo, gli scaffali delle farmacie sono desolatamente vuoti, i vecchi frugano nell’immondizia. I giovani odiano il comunismo e sognano tutti di partire. Peraltro qui non si vive più del salario (mediamente, 40 euro al mese), ma di rimesse dall’estero, turismo, mercato nero, o espedienti vari.

Il criminale, ideologico, cinico embargo e sabotaggio USA, condannato da numerose risoluzioni ONU, è certo una delle cause della povertà. E’ stato calcolato che incide per il 2,5% del Pil, che per un bilancio statale è un onere difficile da sostenere. E i giovani che protestano nelle piazze e sui blog dimenticano e ignorano troppe cose. Che prima della Rivoluzione il paese era ancora più povero, che tutti i paesi del Sud del mondo, sono poveri, più poveri di Cuba, e sempre lo saranno, perché scelgono di sacrificare una quota minore di felicità al lavoro e al denaro, che la vita in Europa e Usa è falsa e solo apparentemente libera. Abbagliati dalle chimere del consumismo, non si rendono conto che il sistema capitalistico si regge sulla dipendenza da bisogni indotti, dalle endorfine prodotte da questi falsi bisogni. I popoli di tutto il mondo tendono poi a deresponsabilizzarsi e a scaricare tutte le colpe sui governanti di turno, lo sappiamo bene in Italia.

Ma il punto è che se un Regime non è capace di difendere il popolo dalla crisi, non è più necessario, e le limitazioni alla libertà che impone, come il sistema del partito unico,  non sono più giustificati. Il modello da perseguire è piuttosto quello di Pepe Mujica, o del primo Chavez, o magari (vedremo) di Lula. Va completamente abbandonato il riferimento al modello sovietico, contro cui già Che Guevara ebbe parole durissime: “una pratica di emergenza, che violentava la teoria (...) è diventata teoria ed è stata trasferita agli altri stati”. 

Il minimo valore di questa breve verifica, credo sia nella sua sincerità: volevo constatare con mano se qui il comunismo umanitario e libertario teorizzato da Che Guevara più peculiarmente che da Fidel Castro, la concretizzazione dei principi marxisti nelle carni, nelle psichi, nei meccanismi istintuali, nei modelli culturali culturali di un popolo latino-americano, per sua natura libero, vivo, appassionato, individualista, indeformabile, alla lunga avesse prodotto un sistema efficiente e sostenibile. Volevo leggerlo negli sguardi dei cubani, sentirlo pulsare nelle strette di mano, coglierlo nelle pieghe del linguaggio, vederlo funzionare nelle vecchie auto e gli ansimanti e scassati frigoriferi, dedurlo dai modi e i gesti dei vecchi comunisti, del popolo minuto, dei dirigenti, dei dissidenti, dei bambini, dei mendicanti. Non mi addentro in un'analisi tecnica e economica, ma constato ad esempio, che qui esattamente come in Venezuela, il meccanismo di controllo statale dei prezzi, scoraggiando l'iniziativa individuale e riducendo troppo drasticamente il saggio di profitto dell'imprenditore e del commerciante, ha prodotto carenza di beni anche primari e conseguente alta inflazione. Se in Cina lo stesso controllo statale produce invece ricchezza, sappiamo che lo fa al prezzo di troppo rigide costrizioni. Non sappiamo inoltre se reggerà al progressivo adeguamento a standard di vita più soddisfacenti. D'altronde, se, come osserva Badiou, l'espressione "partito comunista" è un ossimoro, ancora più contraddittoria è l'idea di partito-stato. Infine, io credo, finché esisteranno corpi privati sarà giusto che esista la proprietà privata. 

Cuba, però, si lascia a malincuore, anzi, in lacrime.

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