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domenica 24 febbraio 2019

la meccanica della mortadella – nota in ricordo di claudio lolli

ho saputo ora, vagando come capita sul web, che il 17 agosto scorso era morto claudio lolli, in un periodo per me per altro molto particolare. certamente la notizia avrà avuto meno risalto di quella del primo ruttino del figlio della influencer.  ma prescindiamo dalle classifiche di gravità delle notizie, che sarebbero interessate poco anche a lolli.
in una bella nota fulvio abbate contrapponeva la virile, leopardiana lucidità di lolli al floscio jovanottismo dei nostri tempi, e ricordava lo splendido disoccupate le strade dai sogni, esatta profezia di quello che ha fatto la politica in questi anni.
claudio lolli è stato in fondo, e suo malgrado,  uno dei padri culturali della mia generazione e mio in particolare, così come mi sento legato allo spirito situazionista del ’77. 
ho sempre rivendicato l’importanza culturale  del rock, inteso nel senso più ampio, e comprensivo anche della canzone autoriale italiana. la musica rock è stata una delle grandi, profonde innovazioni linguistiche del secolo scorso, quella che ha più inciso sul piano sociale, grazie alla sua enorme diffusione. è stata l’unica cultura alternativa vincente, che non sia rimasta una confabulazione fra addetti ai lavori.

sabato 10 dicembre 2016

cos'è per me il rock

au moral comme au phisique, j’ai toujours eu la sensation du gouffre, non seulement du gouffre du sommeil, mais du gouffre de l’action, du réve, du souvenir, du desir, du regret, du remords, du beau, du nombre, etc.
J’ai cultivé mon histérie avec jouissance et terreur. Maintenant j’ai tojours le vertige, et aujord’hui 23 janvier 1862, j’ai subi un singulier avertissement, j’ai senti passer sur moi le vent de l’aile de l’imbecillité.


ciò che accade, e che sarà accaduto... ciò che accadde, e rivela che ciò che accade sarà accaduto... e cioè annientato, smaterializzato, abolito... è qui l'abisso... porta romana, i buoni-pasto, l'arista... lo lascerò là, per terra... è lì per terra
 
 
cammino nella città degli uomini. un millimetro dopo la mia pelle, c’è il precipizio,
ma inconsultamente galleggiano in questa sospensione i membri della specie umana, o meglio le membra, perché sono una bestia dissociata, tenuta insieme dai filamenti invisibili, d’aria che vibra e tracce ritenute nei supporti temporali, della lingua (molto più allentato l’organismo “piccioni”, qua e là scagliati dall’elastico delle loro traiettorie) .