il linguaggio è un suono del corpo. il significato si
produce nell’altro, nel momento in cui io, in quanto altro dell’altro, associo
quel suono ai suoi differenti atti. il suono dell’altro che mi colpisce è
diverso dal suono dell’altro che mi abbraccia (forse: arghh… heeh…). l’io non
esiste che in opposizione all’altro, e per/con/dall’/nell’altro. l’io è il
corpo inghiottito dell’altro.
il non dicibile è detto, non può formularsi che dicendo. la tenebra iperluminosa di Pseudo-Dionigi,
