Visualizzazione post con etichetta lingua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lingua. Mostra tutti i post

sabato 27 dicembre 2025

les merveilleux nuages…

                                                                     


 

il linguaggio è un suono del corpo. il significato si produce nell’altro, nel momento in cui io, in quanto altro dell’altro, associo quel suono ai suoi differenti atti. il suono dell’altro che mi colpisce è diverso dal suono dell’altro che mi abbraccia (forse: arghh… heeh…). l’io non esiste che in opposizione all’altro, e per/con/dall’/nell’altro. l’io è il corpo inghiottito dell’altro.


il non dicibile è detto, non può formularsi che dicendo. la tenebra iperluminosa di Pseudo-Dionigi,

domenica 18 settembre 2016

In pieno io

                                                                     alice in poltrona

gemsbraun il cantante diceva gitap, mettilo su, mentre liò la cantante fit con alba bellugi la dodicenne sensibile diceva mi voglio addormentare sulle foglie, ma se veniva gemsbraun finiva male per tutte e due

 
il mio corpo era sceso a comprare le alici, ce n’erano altri che si agganciavano fra loro con sequenze di aria sagomata che entrava nelle orecchie. il progetto era di usare le alici già cadaveri per introdurle nella cavità tubolare al mio interno e farne me, incrementarmi, livizzare l’alice, in pratica le salme argentee un po’ abbacchiate prima si surriscaldavano, poi essendo il tubo nel mio dominio d’esistenza potevo annetterli – arracanate –  (nel cubo di pietra varie altre bestie rivestite manifestavano stesse

sabato 11 maggio 2013

visita a una vicina (d’apres gozzano)


 

il palazzo di fronte, pagina di linee e macchie segregate            questo palazzo lunare, di azzurri e rossi e verdi dal colorito lunare e numerico

 
scendo di casa e lo compenetro... ma le scale sono dure... le porte chiuse... e dentro ci sono gli abitanti!      altre chiazze agili, semoventi!       che anche loro, come me, si dibattono in una lingua

  
allora avventiamo i linguaggi protrudenti uno sull’altro, ce li vibriamo... : buongiorno, dico...... e l’altro resta, remoto, nel suo: buongiorno...    si toccano e sfregano i buongiorni....  qualche puntino sospensivo crepita...