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sabato 10 ottobre 2020

questo tizio che scrive è uno scrittore?

Mica me era attraversato, agito, sostenuto da una corrente di desiderio, in Esercizi ho cercato di estrovertire quel desiderio in gesto politico. si tratta di istruzioni, informazioni, addestramenti percettivi volti a un fine sociale, politico, civile – e infine applicati.

il nuovo libro, Esercizi per accorgersi del mondo, titolo che alla fine è restato perché il più corrispondente ai contenuti, uscirà pare il 15 novembre (corrige: fine novembre), per Transeuropa. si spera che l’editore giustificherà l’operazione di solidificazione del magma bloggistico in materia di cellulosa e inchiostri, distribuendolo adeguatamente, o almeno decentemente. d’altronde non parliamo male degli editori coraggiosi, quali appunto giulio milani... sono loro gli eroi ai tempi dell’ignoranza, non gli scrittori... 

se c’è un libro ci deve essere uno scrittore, si potrebbe dire semiologicamente.

potrebbe ribattere derrida che ogni uomo è uno scrittore, che la parola umana si differenzia dal verso animale perché imprime la sua traccia in un supporto che la fa durare, che sia lo schermo, la carta, la pietra, il corpo in cui si iscrive il gesto o il neurone.

venerdì 10 luglio 2020

questo blog diventerà un libro

ho firmato con Transeuropa, uno dei pochissimi editori non ancora fagocitati dai grandi gruppi, e che proprio perciò ha preservato quello spirito avventuroso che gli impresse Tondelli. dunque, responsabilità e partecipazione alla realtà politico-sociale, attenzione al nuovo e al non convenzionale. meglio: alla scrittura, più che alla esausta letteratura. il libro dovrebbe chiamarsi Esercizi per accorgersi del mondo (altri titoli in ballo: Libro che mi è venuto in mente; Vanvere e zonzi) e dovrebbe uscire entro l'anno.
ma allora, diranno i (grami e sparuti) lettori del blog, il libro lo leggeremo qui, perchè pubblicarlo? innanzitutto, il libro non è il blog. il blog, anzi, i vari blog della rete in cui i testi sono dispersi, è il materiale del libro, ma altro è l'impianto, la struttura, il senso degli scritti. ci saranno poi numerosi pezzi inediti, e tutti i post saranno più lavorati, appunto più scritti.  nel blog resterà la forma grezza del libro, il testo sorgente. 
ma il senso più profondo dell'operazione (non del libro, che ne ha molti e più complessi) è nella breve nota finale del libro, che trascrivo:

perché consumare la carta di un libro

questo libro è la rielaborazione di un blog.
oggi si scrive quasi esclusivamente in forma elettronica: su uno smartphone, su un blog, in generale su uno schermo. ma leggere resta un’operazione del corpo, che ha bisogno dei tempi e le modalità imposti dalla biologia. il dispositivo che risponde meglio a questo bisogno resta il libro di carta, che sfrutta e combina al meglio l’elasticità ottica dello spazio bianco e il suo nitido contrasto con l’inchiostro, le attitudini della mano che sfoglia e la solida semplicità dell’oggetto, disponibile, maneggevole, adattabile. l’abitudine alla lettura elettronica ci sta portando sempre più lontano da noi stessi, sempre più in superficie. la parola elettronica di fatto si scrive ma non si legge, o si legge velocemente e superficialmente. la pubblicazione di un blog dovrebbe appunto compensare quest’asimmetria.

ma il vantaggio che offre il libro non è solo funzionale. sul supporto elettronico il linguaggio non potrà mai avere quei caratteri di oggettività, materialità, stabilità che sono propri della scrittura su carta, e che ne producono un senso diverso. la parola elettronica, per quanto scritta, resterà sempre un gesto, una pratica, poco più che l’evoluzione e complicazione di un verso animale. solo la lingua che si è fatta oggetto, la lingua ferma, la lingua concreta, può farsi storia, cultura, politica. ecco perché mi sembra che non possiamo ancora rinunciare a pubblicare libri.