c’è una zona oscura, che si estende oltre l’area in qualche
modo conoscibile della psicologia, della politica o dell’antropologia.
noi possiamo sapere chi ci dicono di essere, ma non possiamo sapere chi siamo,
possiamo spiegare perché, data una certa
origine e certi fini, siamo e agiamo in un certo modo, ma non possiamo spiegare
quell’origine e quei fini... alcuni atti
umani accadono in aree liminali, zone di confine, presso i valichi o i punti di
consunzione del sistema... se preghiamo (se giungiamo le mani e ci mettiamo in
cortocircuito per pregare), se poetiamo (se disponiamo in una certa forma vibrazioni e flussi d’aria), se ci innamoriamo (condizione diversa
e discontinua rispetto a un normale stato affettivo) noi ci esponiamo a questo
fuori-sé...il paradosso è che questo inumano è connesso all’essenza stessa
dell’umano ... l’uomo è forse profondamente lo zoon manikon, l’animale folle,
o suscettibile di impazzire, a cui si è spalancato,
nella lesione del linguaggio, il non linguistico...