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martedì 7 luglio 2015

zoon manikon


c’è una zona oscura, che si estende oltre l’area in qualche modo conoscibile della psicologia, della  politica  o dell’antropologia. noi possiamo sapere chi ci dicono di essere, ma non possiamo sapere chi siamo, possiamo spiegare perché, data una certa origine e certi fini, siamo e agiamo in un certo modo, ma non possiamo spiegare quell’origine e quei fini...  alcuni atti umani accadono in aree liminali, zone di confine, presso i valichi o i punti di consunzione del sistema... se preghiamo (se giungiamo le mani e ci mettiamo in cortocircuito per pregare), se poetiamo (se disponiamo in una certa forma vibrazioni e flussi d’aria), se ci innamoriamo (condizione diversa e discontinua rispetto a un normale stato affettivo) noi ci esponiamo a questo fuori-sé...il paradosso è che questo inumano è connesso all’essenza stessa dell’umano ... l’uomo è forse profondamente lo zoon manikon, l’animale folle, o suscettibile di impazzire, a cui si è spalancato, nella lesione del linguaggio, il non linguistico...