La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.
5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che
rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate
nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse
e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano
un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono
essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo,
di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel
particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di
quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa,
principio et uno) .
Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era
ben consapevole Bruno, che attestava che ex
specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo
aver visto un’immagine - Theses de
magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio
dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una
decorazione, e nemmeno una rappresentazione.