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martedì 6 giugno 2017

SIGILLO di Ugo Simeone

giovedì 8 giugno a Napoli si inaugura una mostra che vi consiglio senza riserve. 5 opere di Ugo Simeone, ispirate a Giordano Bruno, visibili per un mese nel Complesso di S. Antoniello a Port'Alba, sala delle mura greche, a P.za bellini 60. Orari di apertura: lunedi-venerdì ore 10.00-18.

La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.

5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo, di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa, principio et uno) .  
 

Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era ben consapevole Bruno, che attestava che ex specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo aver visto un’immagine - Theses de magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una decorazione, e nemmeno una rappresentazione.

mercoledì 3 febbraio 2016

da luce a luce riflessa - nel labirinto delle matrici di Ugo Simeone


 

Ugo Simeone si rapporta a uno spazio totale. Le sue icone dovrebbero galleggiare “en abyme”, nel plasma intersiderale privo d’aria, ma poiché ciò non è materialmente possibile e peraltro ecologicamente accettabile, egli le fa sorgere dal bianco o dal nero puri. Nelle opere precedenti, da Colpo a Icona, l’oggetto rappresentato scaturiva dal nero - e poteva essere la buccia di un mandarino, o una figura in croce enigmatica e abbagliante. Quelle figure erano potentemente sintetiche, prive di dettagli e analisi, dunque astratte. In Matrice, Simeone si addentra invece nelle minuzie del reale, cesellandole interminabilmente grazie alla sua paziente perizia, e avvalendosi della sua leggendaria batteria di matite; e le sospende nel bianco di un grande foglio di carta Fabriano adeso a una lamina metallica. Traccia in tal modo un percorso dalla luce alla luce riflessa, dalla forma alla sostanza, dal fenomenico al biologico. Si tratta di un biologico che tuttavia, non essendo identificato, apparendo del tutto decontestualizzato, si rovescia di nuovo nell’ontologico.

giovedì 18 aprile 2013

seminarietto


il seminarietto, un seminario domestico per pochi affezionati, fa parte di un più ampio, splendido progetto ideato da ugo simeone ed eudechio feleppa. la data è il 27 aprile