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mercoledì 3 febbraio 2016

da luce a luce riflessa - nel labirinto delle matrici di Ugo Simeone


 

Ugo Simeone si rapporta a uno spazio totale. Le sue icone dovrebbero galleggiare “en abyme”, nel plasma intersiderale privo d’aria, ma poiché ciò non è materialmente possibile e peraltro ecologicamente accettabile, egli le fa sorgere dal bianco o dal nero puri. Nelle opere precedenti, da Colpo a Icona, l’oggetto rappresentato scaturiva dal nero - e poteva essere la buccia di un mandarino, o una figura in croce enigmatica e abbagliante. Quelle figure erano potentemente sintetiche, prive di dettagli e analisi, dunque astratte. In Matrice, Simeone si addentra invece nelle minuzie del reale, cesellandole interminabilmente grazie alla sua paziente perizia, e avvalendosi della sua leggendaria batteria di matite; e le sospende nel bianco di un grande foglio di carta Fabriano adeso a una lamina metallica. Traccia in tal modo un percorso dalla luce alla luce riflessa, dalla forma alla sostanza, dal fenomenico al biologico. Si tratta di un biologico che tuttavia, non essendo identificato, apparendo del tutto decontestualizzato, si rovescia di nuovo nell’ontologico.