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mercoledì 6 marzo 2013

le città senza scienza



la nostra specie è così intimamente gregaria che non può esistere crimine che non sia commesso al di fuori di una tacita, diffusa, oscura approvazione da parte di tutti gli esseri umani. non esiste crimine che non sia commesso nell’aspettativa di un riscontro umano, e di cui dunque non siano responsabili tutti gli uomini che lo riconosceranno: da coloro, parenti o gruppo sociale, che ne trarranno beneficio; al giornalista che più o meno compiaciutamente, o anche solo raccontandolo, ne sosterrà la mitologia; fino allo sconosciuto la cui vita comunque si sorregge a quell’impalcatura solidale di riconoscimenti reciproci che è l’umano.
in questo senso, la definizione di delinquente è una sorta di delega collettiva a delinquere, e solo quella di folle, escludendo ogni riconoscimento, esclude ogni nostra responsabilità.
(il delinquente non ci spaventa – come il folle – perché straniero, perché irriconoscibile, ma perché riconosciamo in lui il nostro sicario, e nello stesso tempo perchè sappiamo che il
suo delitto può tornare al mandante).
il folle ci spaventa perché non sappiamo cosa farà, il criminale perché sappiamo cosa farà. nel folle si spalanca l’abisso di ciò che non siamo, nel criminale quello di ciò che siamo