venerdì 5 luglio 2019

la valduga... non è una località sciistica

la valduga non è che parla come mangia, e nemmeno scrive come mangia, e nemmeno vive, credo... ma in fondo è perché vuole sedurre, fa una puntata più alta... e inevitabilmente sbrocca, irrita, è antipatica...  ci si potrebbe poi chiedere come mangia.

spesso il risultato della sua sofisticata teatralità, della sua raffinata messinscena,  della sua sublime cerimonia è la signora pina, la moglie di fantozzi, a cui somiglia sia fisicamente che negli atteggiamenti della voce e del corpo.

con ciò, non voglio affatto sminuire il valore, l’irresistibile intensità della sua poesia. prescindendo dalle considerazioni più comuni, la valuto sugli effetti. è indubbio che le sue poesie agiscono da poesie, 

martedì 11 giugno 2019

Alla ricerca del Dio perduto. Nota su Abbronzati a sinistra di Elio Paoloni.

Autofiction sarebbe la definizione più corretta, o racconto... l’editore per adescare lettori stampiglia sulla copertina “romanzo”, e già questo ci dice qualcosa dei tempi in cui viviamo, e dei processi di mercificazione e digestione consumistica che deve subire anche il racconto di un quasi pellegrinaggio a Santiago di Compostela. Dico quasi, perché in realtà Paoloni è un laico e un razionale che vive molto solidamente e quasi tecnicamente nel mondo, uno sportivo che ha voluto mettere alla prova un corpo pare ancora efficiente, ma anche uno di quegli spiriti inquieti che avverte l’insufficienza del corpo, della tecnica e della ragione, e vive nell’attesa di una rivelazione  o di una esperienza del sacro che non arriva, e che direi non è arrivata nemmeno sulla strada di Santiago.

venerdì 10 maggio 2019

significato della letteratura

scrivere è un curioso comportamento, molto innaturale, consistente nel mettersi fermi per molto tempo, riportare nel campo percettivo una serie di segni, di immagini, di memorie da un supposto passato, allinearli meccanicamente, poi continuando a stare fermi farli corrispondere a certe macchiette sottili e sgorbi di un liquido sporco e nerastro, o oggi di bit e di pixel, e farne una catena su vari strati di cellulosa schiacciata e impilata o sempre nei pixels. questa stramberia, questo rito maniacale in genere non interessa a nessuno, né l’atto, né il prodotto, e infatti nessuno legge, per quanto la moda stava pigliando piede nel secolo scorso. quindi queste pile a parallelepipedo vanno in gran parte direttamente al macero, e sia lo scrivente che il mondo restano tali e quali a prima.
ancora più strane sono una specie di gare dello scrivere organizzate fra gli scriventi, in cui ognuno cerca di attirare l’attenzione scrivendo con più destrezza e stranezza di altri, il che viene detto letteratura.

mercoledì 20 marzo 2019

frasi semplici

a volte che non sono un cretino, non sono io, ma un adepto del senso logico
 

dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, tranne i contorni
 

non voglio scrivere cose che capirebbe anche il salumiere, perché il salumiere non deve capire, ma affettare il salume. non deve capire nemmeno il salumiere che è in noi, sebbene lo debba il filosofo che è nel salumiere.
 

sogno un mondo in cui buongiorno significhi veramente buongiorno, e in cui dunque sia perfettamente inutile dirlo


potremmo essere meccanismi addestrati a eseguire un io
 

domenica 24 febbraio 2019

la meccanica della mortadella – nota in ricordo di claudio lolli

ho saputo ora, vagando come capita sul web, che il 17 agosto scorso era morto claudio lolli, in un periodo per me per altro molto particolare. certamente la notizia avrà avuto meno risalto di quella del primo ruttino del figlio della influencer.  ma prescindiamo dalle classifiche di gravità delle notizie, che sarebbero interessate poco anche a lolli.
in una bella nota fulvio abbate contrapponeva la virile, leopardiana lucidità di lolli al floscio jovanottismo dei nostri tempi, e ricordava lo splendido disoccupate le strade dai sogni, esatta profezia di quello che ha fatto la politica in questi anni.
claudio lolli è stato in fondo, e suo malgrado,  uno dei padri culturali della mia generazione e mio in particolare, così come mi sento legato allo spirito situazionista del ’77. 
ho sempre rivendicato l’importanza culturale  del rock, inteso nel senso più ampio, e comprensivo anche della canzone autoriale italiana. la musica rock è stata una delle grandi, profonde innovazioni linguistiche del secolo scorso, quella che ha più inciso sul piano sociale, grazie alla sua enorme diffusione. è stata l’unica cultura alternativa vincente, che non sia rimasta una confabulazione fra addetti ai lavori.

domenica 3 febbraio 2019

Si dà il caso...

Estratto dal saggio in progress La scienza fabulosa


La coincidenza fra infinito e infinitesimo è stata già intuita da Cusano, e formulata nel concetto della coincidentia oppositorum; è stata già immaginata da Borges nell’Aleph, il punto occulto sotto il diciannovesimo scalino di una cantina, in cui si trovano “senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”; è stata già percepita dai mistici di molte epoche, fra i quali citiamo Lao Tzu (il Tao illimitato e limitato), e lo pseudo- Dionigi (la caligine e il nulla divini).

Tuttavia Cusano si limita ad affermare apoditticamente che in Dio non c’è opposizione e dunque il minimo coincide col massimo, e i pensatori e mistici citati non vanno oltre il racconto delle loro immaginazioni e percezioni.

Proviamo quindi a raccordare questo concetto, quest’immagine e questo sentimento-percezione alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo nel 2019, e a darne una descrizione più argomentata.

Proprio nello scorso anno, la fisica sperimentale ha fatto sbalorditivi passi avanti nella verifica di un concetto teorizzato dalla quantistica, quello dell’azione non locale di orientamento degli spin atomici, e dunque del cosiddetto entanglement, legame a distanza fra particelle anche lontanissime. Questo legame, apparentemente magico, inspiegabile, strabiliante,  è stato verificato già a distanze di oltre 1200 km. Ricordiamo anche che i fisici stanno compiendo sperimentazioni sul teletrasporto quantistico, e hanno teorizzato l’esistenza di varchi spazio temporali, che permettano di viaggiare nel tempo o nello spazio, in ordini dimensionali inferiori a 10^ (-32) metri.

Ovviamente conviene essere cauti nel trarre conclusioni filosofiche da questi dati,

venerdì 21 dicembre 2018

Oh commissario...

Il commissario Magrelli, di Valerio Magrelli, è un libro semplice, prodotto da un gesto letterario semplice. Trattandosi di un libro etico, o parenetico, la semplicità serve a Magrelli per autenticare le sue asserzioni, e significa dunque: io non faccio letteratura,  non uso artifici, parlo a nome degli uomini – e dunque la legittimità di quel che dico è sancita dall’umanità a cui appartengo.
D’altronde, una lingua così esattamente semplice, se la può permettere solo lui. Il capzioso, complesso saggista di Vedersi vedersi, il funambolo del lessico e della metrica di Sangue amaro, il principe delle metafore spiazzanti, divaricate, ardite del Condominio di carne, comincia il libro così:

domenica 16 dicembre 2018

qui quo qua e il tempo

perché qui quo qua non fanno vecchi? - mi ha chiesto c.. infatti sembra che per qui quo qua il tempo non passa. si potrebbe dire che il tempo per passare ha bisogno di un corpo, di una carne in cui passare, e che non riesce a passare nelle linee e i colori di cui sono fatti qui quo qua. dunque che non esiste il tempo disegnato. se però il tempo disegnato non esistesse come potrebbero accadere le storie, come sarebbe possibile che qui quo qua aiutano zio paperone a trovare la cassaforte piena di dobloni? anche se pensassimo che il tempo passa nell’intervallo fra una vignetta e l’altra questo non spiegherebbe niente, perché comunque dovrebbero invecchiare fra una vignetta e l’altra. dovremmo allora pensare al contrario che fra una vignetta e l’altra il tempo non passa, è congelato, è come inghiottito. questo spiegherebbe

sabato 1 dicembre 2018

gadda, lo scrittore performante

gadda è probabilmente il maggior scrittore italiano, e questo è il suo limite. è lo scrittore più performante, il fenomeno, il tarzan o il ronaldo dell’espressività. 
non c’è mai in gadda quella povertà in cui può scintillare per un istante l’essenza stupefacente del mondo, né quel delirio in cui il mondo appare per un istante gratuito e atroce (immondo atroce assurdo – celine) com’è, e non per come è scritto. difetta intimamente di queste due qualità intime della poesia, la povertà e il delirio. in gadda tutto è ricco, addobbato, e imbandito – anzi ne avanza qua e là un po’ di carità per i poveri di spirito.

certo anche quella di gadda è poesia, ma è poesia del grasso, della quantità, della congestione, e infine poesia agonistica e feticistica,

martedì 16 ottobre 2018

Riflessioni di un semianalfabeta

sulla vita, sulla felicità, sulla religione, sull’uomo e sul modo di cambiarlo.

di Renato Borriello (1927-2018)
.....

Tutto dunque è terra, tutto viene dalla natura. La natura con le sue albe ed i suoi tramonti, con le sue nuvole ed i suoi temporali, il mare con la sua calma e le sue tempeste, i suoi fiumi, i suoi monti limpidi e innevati ed i suoi deserti, le sue colline con i suoi musei dell’aria, le sue foreste, in questa terra benedetta, ma offesa, devastata, umiliata. Ah quei pigmei che fanno parte della foresta, sono posseduti dalla foresta, hanno la foresta nel loro sangue, come sono più autentici di noi, che solo a volte, inseguendo un ricordo antico, cerchiamo di tornare, in vita o in morte, alla terra dove sono le nostre radici, o di ritornare a una vita più naturale. Forse esiste anche un gene dell’umiltà, o collegato all’umiltà, da humus, terra, e i pigmei lo hanno riattivato, ne hanno fatto il gene dominante nella loro vita. Questo gene l’homo sapiens sapiens lo spense, anche se milioni di Francesco d’Assisi lo riaccendono ogni giorno, da millenni. D’altronde cosa sono 200.000 anni di storia di fronte ai miliardi di anni che ha impiegato la natura per creare questo corpo umano così complesso, questo capolavoro, questo stupore della natura sempre più perfetto, nonostante la sua brama di potere. Cogli il positivo, anche con tutte le sue contraddizioni, diceva Croce, dunque non possiamo non ammirare l’uomo, questo uomo che con le sue curiosità e necessità è riuscito a volare, ad andare sulla luna, a creare computer, che ogni giorno con le sue ricerche, la sua cultura, la sua scienza, la sua tecnologia riesce a migliorarsi, e riuscirà un giorno anche a superare i suoi egoismi e la sua brama di potere. Così come sarà capace, forse fra altri 200.000 anni, di risolvere l’eterno quesito: chi fummo e come fummo, chi siamo e come siamo, chi saremo e come saremo. Aiutiamo allora il buon dio, ancora chiuso nel suo laboratorio, dove ancora studia come riparare il grave disastro causato da quei monellacci di angioletti, e ridiamo un sorriso anche a quegli angioletti ancora mesti per il senso di colpa, condannati ad osannare e pregare ogni giorno il loro dio, in un paradiso statico ed eguale. E diamo un sorriso a tutti i bambini ammalati o affamati...
Non dimenticherò mai l’incontro che ebbi con un bambino in un orfanatrofio di Calcutta. Ero andato a visitare il centro di Madre Teresa. In uno stanzone freddo e buio, pieno di lettini, che sembrava vuoto, vidi una sagoma su un lettino, sotto una coperta. Alzai la coperta. C’era un bambino raggomitolato, con un viso triste e sofferente. Mi misi a giocare con lui, alzando ed abbassando la coperta... cucù...tethé... cucù...tethé... Il bambino all’inizio mi guardò con diffidenza... poi capì il gioco, e mi fece un sorriso luminoso... alla fine non voleva più smettere di giocare.
Il sorriso  di un bambino misto di dolcezza, ingenuità e curiosità, è l’unica cosa che potrebbe far divenire questo mondo un paradiso terrestre vivo ed operante, un mondo in cui i bambini possano chiamare padre e madre tutte le persone della generazione dei loro genitori, nonni quelli della generazione precedente, fratelli e sorelle tutti quelli della loro età e magari danzare. Le donne ed i bambini pigmei non camminano, ma danzano, danzano e gioiscono, come io gioisco al ricordo del sorriso di quel bambino, in uno stanzone oscuro e freddo di Calcutta, che giocava con me alzando e abbassando la coperta .... cucù...tethé... cucù...tethé...
Uscendo dall’orfanatrofio, mi trovai di nuovo circondato dalle madri in lacrime. Provai un senso di impotenza e di colpa, mi sentii anch’io colpevole di quei volti senza viso, senza nome, senza futuro in un mondo dominato dalla ricchezza e dal potere.
E tuttavia, per un istante ero riuscito a fare una piccolissima cosa, a far sorridere quel bambino, e questo mi faceva pensare che ancora si può sperare in un mondo migliore.


                                                                                                                    (edizioni Delta 3 - 2012)


 questo era papà....

 

 

domenica 17 giugno 2018

il sistema azteco-austriaco

                                                                 thebest


vulva, cresta e occhi sono i 3 caratteri distintivi della bestia al centro dell’organismo-folla... in preda a convulsioni, a spasmi, a singulti, a battiti.... è una carne che batte, che sbatte

 

la carne agitata, la macchina surriscaldata, febbrile  – che assurge in virtù di questa posizione nevralgica del meta-organismo che è la folla, a una specie di funzione regolatrice ( è una diva, un paradigma, un’astrazione, un numero... tainatarner è il numero della donna...)
 

l’animale-folla, spalmato sul prato, pulsa e respira ritmicamente, trasuda e traspira... ha investito il punto apicale della funzione linguistica. come lo sfogo di un follicolo, reclutamento di spettatori come i leucociti del pus.
 

infine la voce...la voce che (per grana, per timbro) è elemento distintivo.... e la voce di questa, la fricazione che fa l’aria sagomandosi e scivolando nel tubo-taina, è una voce anch’essa vistosa, eminente, eccentrica, protuberante....
 

venerdì 18 maggio 2018

Criptovalute, cripto anarchia, aletheia.

                       
 
L’origine del fenomeno delle criptovalute non è nel protocollo di Satoshi Nakamoto del 2008, ma in un articolo di Wei Dai di 10 anni anteriore, che delinea esattamente il progetto che Nakamoto realizzerà tecnicamente con la sua moneta elettronica, il bitcoin, ed anche quello della sua principale alternativa, ethereum, che definisce propriamente un contratto elettronico. E’ anzi dal mio punto di vista molto probabile che l'irreperibile e forse ricchissimo Sakamoto sia lo stesso Wei Dai. Troppe le coincidenze del progetto - a cominciare dal nome della valuta (b-money > bitcoin) - che secondo Wei Dai sarebbe stato reinventato autonomamente da Sakamoto. Esiste una scarna corrispondenza email che attesterebbe le dichiarazioni di Wei Dai, ma che certo per un ingegnere informatico non dovrebbe essere un problema aver artefatto. Ma soprattutto mi sembra estremamente improbabile e sospetta l’accanita minimizzazione dei propri meriti da parte di Wei Dai.

mercoledì 25 aprile 2018

Senegal 3 – il paese-battigia

                                                                 
 
 
per la terza volta in senegal. nel pezzo riciclo (senegalescamente?) alcuni scritti precedenti

 

il senegal non produce niente: connette, scambia, ricicla

 
è un niente che produce niente e scambia niente. terra sabbiosa sotto il sole, è vivo solo lungo la striscia che lo congiunge al mare. è un paese-battigia.

 
è una spuma, l’inflazione prodotta dall’agitazione, dall’impatto di una terra secca con la pervasività vitale, che tutto connette e scambia, dell’acqua. dal mare viene il pesce, dal mare viene la merce, sul mare si fa il turismo, dal mare viene l’umidità notturna e l’acqua dei pozzi costieri che fa sopravvivere le poche grame piante
 

colpe e meriti dei senegalesi. sono sostanzialmente buoni, sociali, solidali. in occidente e altrove si è sviluppata una certa tipologia di uomo-predatore, che qui probabilmente è filtrata già somaticamente....

venerdì 6 aprile 2018

Il maiale prima di me

                                                                                         

il porcellino parla. poi non ha setole, ma una campitura rosacea (e quasi profumata) nel contorno. non esiste in nessun allevamento o campagna.

e il porco a lamelle, il porco velato di sangue, la scansione di porco dei supermercati, scomposto nei comparti di vetro, che porco è?

questi 2 meta-porci, trans-porci, allo-porci, sono gli unici porci che conosciamo, hanno completamente sostituito il porco nativo.

mercoledì 28 marzo 2018

Avec le temps - una traduzione


Col tempo tutto
passa
col tempo tutto
se ne va
se ne vanno i volti
e le voci
e il cuore
non batte più
e allora a cosa serve
cercare ancora

col tempo tutto
se ne va
anche chi adoravi
l’altro che cercavi
sotto la pioggia

domenica 28 gennaio 2018

agenti del caos - il 77

Agenti del caos è una manifestazione organizzata da Gabriele Perretta e Ivan Fassio, che si tiene a Bologna il 2 e il 3 febbraio 2018 (io ci sarò il 3). E' un tributo a Stratos e Freak Antoni, ma sostanzialmente un tributo al '77 e al suo significato politico. Ho buttato giù di getto queste "scritte" dopo aver parlato a telefono con Gabriele di quegli anni.



Scritte sulle pagine
 

Il 77 è stato innanzitutto esperienza. L’ultima reale esperienza/esperimento politico, nel senso che è stato l’ultimo ad avere una consistenza semantica, l’ultimo alle cui prassi, ai cui discorsi corrispondessero dei corpi reali. Dopo il 77, è cominciata una lunga rappresentazione del 77.
L’ultimo momento politico dell’inoperosità e dell’improduttività, in cui la parola crescita era bandita, l’ultima età mitica in cui l’oggetto non era ancora un feticcio di consumo, in cui il collettivo, la coscienza collettiva, era un’entità reale, in cui ciascuno trasfondeva un po’ del suo sangue. Dopo, queste cose si sono continuate a dire, e a volte anche a gridare nelle piazze, ma col cellulare nella tasca e il pensiero alla trasmissione tv, l’articolo del venerdì di repubblica o la pagina facebook in cui sarebbero state raccontate.

Il 77 è stato selvatico, selvaggio, barbarico.

lunedì 1 gennaio 2018

...sull’astrologia

sto lavorando a un impegnativo saggio sull’astrologia. ne pubblico alcune anticipazioni come auspicio cosmologico per l’anno...
 

Nota introduttiva



Questo scritto si era posto certo un fine troppo ambizioso, quello di raccordare la più antica scienza dell’uomo alle più avanzate conoscenze contemporanee, di ordine scientifico come di ambito umanistico.

L’astrologia, proiettando il cielo lontano, minerale e incorruttibile sul piano dell’esistenza individuale, rappresenta il primo tentativo dell’uomo di situarsi nel mondo, il suo primo approccio conoscitivo verso di esso. Tuttavia, da un punto di vista teorico e scientifico, si può dire che essa sia restata ferma a quei primi tentativi. Provare a elaborare una teoria astrologica compatibile con quanto si sa oggi significava dunque ripartire quasi da zero, e in particolare significava risolvere uno dei nodi più insolubili della conoscenza umana, quello del rapporto fra macrocosmo e microcosmo.

Impresa temeraria, che naturalmente non credo di avere portato a termine. Mi sembra tuttavia di avere gettato luce, anche se una luce discontinua e provvisoria,  su una buona parte dei problemi che mi ero posto, e di aver indicato le strade più percorribili per la loro soluzione. Sfrutto una delle possibilità del web, quella di pubblicare i propri risultati provvisori e in progress, nella speranza di poterli integrare e definire man mano che il tempo e le capacità me lo consentiranno. 

Ogni contributo teorico esterno, soprattutto quelli provenienti dall’area conoscitiva per cui ho meno competenza, cioè quella scientifica, sarà gradito, e eventualmente pubblicato in un’apposita sezione.  
 

Proviamo a farci animali, a percepire come abbiamo percepito per milioni di anni. Immaginiamo notti lunghissime, fino a 16 ore o più, immersi nel buio assoluto, alla ricerca di una preda o in fuga da un predatore, nel freddo e nell’incertezza dei pericoli naturali, in uno stato di terrore continuo, perché privi anche della capacità razionale di prevedere il ritorno della luce. E immaginiamo cosa abbia rappresentato in una condizione simile l’apparire della luna in cielo, prima un filo di luce, poi uno spicchio, infine un bagliore dilagante e fosforico che faceva riapparire il paesaggio inghiottito dalla notte e rendeva di nuovo possibili le attività vitali.

mercoledì 20 dicembre 2017

Un dio sbadato

Stamattina, verso le 4 e mezza, in un’alba piena di topi, è morto Dio. Da tempo aveva seri problemi. Ha lasciato un diario di cui pubblichiamo alcune anticipazioni.

E’ un po’ di tempo che è come se non esistessi. Non lo so, mi sento come se veramente non esisto. D’altronde, in questo caso, potrei benissimo decidere di esistere, visto che decido tutto io, l'esistere e anche il decidere. Ma chi me lo fa fare? Per essere amato... bah... fatevi un po’ voi il conto...
Il fatto è che non ho proprio voglia più ... sono stanco... tutta questa esistenza infinita, alla fine, è snervante...e insomma, dovrà pure venire il mio momento ...
Me ne sono visto bene nella vita, ho vissuto, ho sofferto e ho goduto, ho fatto varie mattane tipo per esempio creare gli uomini, quei pupazzetti che tutti conoscete. Molto meglio il moscerino, un essere nobile e glorioso, o anche la nebulosa Laguna M8, quella mi è sempre piaciuta. E il vento a Fishguard, anche quello. E c’era anche qua e là qualcosa di ben riuscito, per esempio Jenny Cucciniello, quella ragazza aveva begli occhi.
Per il resto, per la verità, ho fatto tutto un po’ a cazzo di cane.
La gente aveva pure un po’ ragione a lamentarsi, con la teodicea e tutto il resto, specie ultimamente.
D’altronde, da me che volevano, gli avevo dato pure il libero arbitrio...
Certo, alla fine decidevo tutto io. Venne quel tizio, Einstein, disse: Dio non gioca a dadi coll’universo... ah ah ah.... eh eh... e sì... mo’ mi levavo pure l’ultimo sfizio....

domenica 19 novembre 2017

a L. - l'inaccaduto


14-11-2017

sono venuto per farmi vedere
dal cadavere.
tu eri bella e pazza.
tu bruciasti subito, in una grande luce,
in una grande fiammata di calore e bellezza
che mi abbacinò

domenica 24 settembre 2017

scritte per aeroporti


Scritte per aeroporti

 
dio è che uno strato d’ombra ricopre la stessa forma di luce, quando alle 4 il sole è sull’albero

 
dio vulva lattea in un neurone

 
il primo fine è un mondo giusto. ma un mondo giusto va fondato fuori dal mondo

 
nel villaggio di liu-ling, durante un’azione di lotta-critica-trasformazione, una patina collosa avvolse all’improvviso tutti i bambini e gli insegnanti: era dio. nello stesso istante caddero tutte le inferenze che sostenevano il peri theion onomaton di pseudo dionigi.

 
tuttità
qualcosità
sparsità

 
noi tutti abbiamo sostituito a un dio il divo

 
dio... la faccia interna del piede sinistro del letto

 
ripetendo dio 11 volte, la dodicesima

 
l’oligofrenico di stamattina con 4 orologi al polso.... perché voleva che fosse più ora, o perché voleva che fosse più sempre?

 

sabato 9 settembre 2017

signore pensili sul balcone, cani che abbaiano

sui balconi, appaiono signore – sporgono signore.  pulsazioni deboli dell’antropico nella prima mattina, lievi incarnazioni nell’oggetto duro e ortogonale del, dei palazzi di fronte. secrezione e fiotto organico istantaneo, intento a stendere i panni, a prendere la scopa, a produrre un minimo e sfolgorante evento ordinario. per un istante, il funzionamento oscuro delle interiora del palazzo, il
lavorio interno della macchina antropica è svelato... appare nel mondo la signora spettinata,
insieme indaffarata e svogliata, e si inargenta nel raggio di luce che abbaglia le mollette e la bacinella di plastica azzurra.

domenica 2 luglio 2017

linsurrezione percettiva (un 4 politico)


uscire dal linguaggio - ci è possibile? no. perfino quando sognamo, deliriamo o agiamo in preda all’impulso più cieco, noi siamo sprofondati nella lingua, ci siamo dentro come lo siamo nell’aria, più radicalmente come lo siamo nello spazio. il linguaggio è il materiale che ci costituisce in quanto esseri coscienti, in quanto ci differenziamo dalla pietra.
metto un accapo, lascio alcuni spazi vuoti nella riga. ebbene, anche in quello spazio, in cui apparentemente desisto, manco a me stesso, io ho parlato, e detto questa assenza. quel vuoto è informativo e pertinente, è uno zero algebrico ottenuto da un’addizione e una sottrazione, è parola rimossa e mai silenzio.
quel che è possibile, forse, è porsi sul punto distale, sulle ultime propaggini di lingua – e da lì sporgersi sul non-linguistico, sentirne la vertigine, auscultarne i segnali... porsi in ascolto di quella specie di ronzio che viene dall’altra parte, del ronzio del nulla. il che significa, wittgenstanianamente, assumere coscienza dei limiti del linguaggio e della razionalità.

la mia (più che cara) amica paola gambarota, commentando il mio
precedente post, mi scrive che le risulta difficile capire in che modo io intendo il legame fra scrittura e politica. qualche volta certamente io “provoco” su questo legame, ma in realtà ne ho un’idea molto chiara, e direi semplice. io credo che in questo momento storico e politico, dimostratesi inadeguate o impraticabili le ideologie del 900, per cambiare il mondo non è sufficiente cambiare il nostro modo di agire o il nostro modo di pensare, ma è necessario cambiare il nostro modo di percepire. in altri termini, credo che per cambiare il mondo bisogna cambiare il linguaggio, ma intendendo con questa espressione qualcosa di molto più generale, profondo e ampio di quanto non abbiano fatto il futurismo russo, le avanguardie tardo-novecentesche, o le ricerche linguistiche in generale. linguaggio è tutto il nostro sentire, poiché tutta la nostra psiche (ex anima) è una costruzione di linguaggio, è una schiuma di linguaggio. è il linguaggio, e specificamente il linguaggio più profondamente,  intimamente, biologicamente e veracemente aderente al nostro corpo, e dunque il linguaggio poetico, che ha sempre strutturato il nostro sistema di valori, ha sempre fabbricato il nostro sentire, dalla paideia greca basata su omero, all’attuale psicopoiesi di tv e web.

non credo invece che nella vita politica di una società, un popolo o uno stato incidano significativamente le decisioni legislative, e politiche in senso ordinario. lo stato ugandese non sarebbe più efficiente con le leggi tedesche, nello stesso modo in cui lo stato tedesco funzionerebbe egregiamente con le leggi ugandesi. la camorra nel suditalia non è l’effetto di una carenza legislativa e nemmeno della devianza di qualche anima prava, ma la precisa espressione di un sistema di valori diffuso. il gesto del camorrista è sorretto dall’omertà o la connivenza dell’abitante del quartiere, e ancor più dalla ragazzina con la foto del boss nello smartphone, e non avrebbe potuto attecchire in un sistema sociale che già non lo ammettesse, e legittimasse. nessun inasprimento di pena potrebbe debellare la camorra, così come nessuna legge potrebbe governare la finanza, cioè il vero sistema generatore di sperequazione nel mondo contemporaneo, giungla proliferante dell’io e dell’interesse. e con quale norma modificare i meccanismi di secrezone endorfinica che producono bisogni e consumi indotti, o ricostruire il sentimento che lega l’uomo alla natura, invertendo il progressivo processo di alienazione tecnologica, o costringerci a analisi politiche meno superficiali e irrazionali e a scelte elettorali più consapevoli?

è il senso di responsabilità individuale e il sistema di valori diffuso di un popolo che determinano il suo grado di civiltà o inciviltà, efficienza o inefficienza, giustizia o ingiustizia. di legge ne basterebbe una: non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te, tutto il resto è ridondanza, scoria e infine burocrazia.

dunque il legame fra scrittura e politica è soprattutto l’etica. una scrittura vera, originale in quanto originaria, che aderisca più intimamente e essenzialmente al corpo, che dica il corpo qual è, ma che al contempo si fondi nella consapevolezza dei nostri limiti nel mondo, costruisce un sistema di valori più fondato e un mondo più giusto.

 
la storia dell’uomo è la storia della sua evoluzione percettiva. quando uno scimmione un po’ meglio equipaggiato di neuroni ha visto per la prima volta un bastone non più come un imbrunimento segregato del campo visivo, un po’ allungato, ma come un aliquid pro aliquo, come un omologo di una parte del suo corpo, come una possibile protesi e potenziamento del suo braccio, utile per raccogliere banane o accoppare il vicino di caverna, non ha fatto che spostarsi in una nuova posizione percettiva. in quel momento è cominciata la storia della tecnologia, e tout court quella dell’homo sapiens, fino all’astronave di Odissea nello spazio.

qualcosa di simile accadde quando inventò il numero e l’alfabeto. arretrò dalle cose, e le astrasse.
l’illuminismo consisté in un riorientamento percettivo. la valorizzazione della ragione non poteva avvenire certo con la stessa ragione, ma con un processo preliminare, qualcosa che comportava l’”accensione” di altri punti del corpo, e la conseguente valorizzazione di altre funzioni. vedere il re nudo, quando di fatto è rivestito di broccati, è un gesto percettivo.

nelle società evolute occidentali, la soddisfazione dei bisogni primari ha comportato il passaggio da una fase economica a una fase linguistica dei meccanismi di distribuzione delle risorse. l’economia di valori è stata dapprima sostituita da un’economia di mercato, sorretta dai bisogni indotti dal consumismo e edonismo di massa,  e poi definitivamente soppiantata dalla finanza, e cioè dal sistema puramente linguistico in cui il denaro produce denaro. la partita che oggi si gioca, a tutti i livelli, è una partita puramente linguistica.

 

una rivoluzione fondata deve investire meccanismi più profondi di quelli sociali e organizzativi, deve sovvertire e ricostruire i meccanismi psicologici e linguistici che nell’animale uomo determinano ranghi gerarchici e scale valoriali quasi sempre ingiusti, perché ereditati di peso dai meccanismi di dominanza del mondo animale, deve individuare e smontare i fitti automatismi occulti che, al di là di quelli “storici” (l’accumulazione, la successione ereditaria, l’espropriazione dei mezzi di produzione ecc. e poi quelli moderni della finanza) producono ingiustizia, e che sono annidati nelle abitudini e modalità percettive (ad es. il gregarismo imitativo che domina i rapporti sociali ed è amplificato dal web, o il bisogno di “importare”, di occupare spazio semiotico nell’altro) questo è l’unico compito che si può assumere una nuova politica (e questo in qualche misura intendeva anche vendola, quando alla domanda: che differenza c’è fra lei e berlusconi, rispose: io ascolto wagner, lui apicella...)
il rapporto al trascendente è in tal senso imprescindibile, ma inteso come capacità di situarci in uno spazio assoluto, di chiederci che siamo in termini non solo psicologici, antropologici o sociali, ma ontologici. una politica nuova non va fondata su inerti buone intenzioni e fittizie teorie, ma nelle passioni e pulsioni reali degli uomini, e queste pulsioni, a loro volta, vanno situate nello spazio assoluto, indecidibile, abissale in cui sono radicate, lo spazio del non-linguistico.

 

io sostengo dunque che allo stesso titolo dell’analisi marxista o di qualsivoglia teoria socio-politica va posta a fondamento di una rivoluzione o evoluzione possibile e necessaria la teologia mistica di pseudo dionigi l’aeropagita, o la poesia di rimbaud o la scrittura di un nancy – che incidono sui meccanismi stessi di percezione psico-linguistica. quello che serve è un’insurrezione percettiva. è una visione che si riallaccia più che alla ricerca ludico-sperimentale del ‘900 alla lettura lacaniana di freud, nei cui termini il sistema di significanti che articola la psiche può essere trasformato agendo su di essi. è necessario però che questi significanti non siano un sentito dire, che ad essi corrispondano dei sensori fisici, che vi corrisponda un evento reale o possibile.

una lingua nuova estrarrà dall’infinito possibile un mondo nuovo, e un uomo nuovo che contenga e sia contenuto da quel mondo. un uomo che produrrà nuove corrispondenze fra i propri bisogni-desideri e lo spazio-territorio esterno, che coglierà altri rapporti fra le cose, che le strutturerà e costituirà in maniera diversa e applicando regole e inferenze linguistiche diverse, che potrà ad es. non essere sensibile allo spazio fra le cose, e gli uomini, ma ritenerle adese e solidali, scandite in un continuo, o potrà porsi in un rapporto diverso ai colori, alle forme e alla materia. che vedrà nel posto del giallo un giallo che è altrimenti giallo, o nuovamente giallo, o qualcos’altro che un giallo. che condenserà i misteriosi vapori dell’inferenza di cui scrisse wittgenstein in un alambicco nuovo, che sommando 2+2 produrrà un 4 che sconfina dal 4, un 4 fondato nella sua indefinibilità, un 4 arricchito, un 4 incandescente e scintillante, un 4 non tanto esatto quanto vero e giusto. 
questa sarà la nuova politica, e questo è secondo me l’unico compito che può proporsi una nuova forza comunitaria, e chi ancora crede che le generazioni future possano “liberare la vita da ogni male, oppressione e violenza, e goderla in tutto il suo splendore”.  (trotzky, testamento)
 

p.s. tutto ciò è velleitario? io credo che le idee che abbiano un fondamento profondo in tempi più o meno lunghi possano diffondersi e radicarsi, così come, ad esempio, è accaduto alla stessa idea di uguaglianza, o alla visione e "sensibilità" ecologista, che 40 anni fa appena poteva sembrare visionaria, ed oggi è un patrimonio comune acquisito e metabolizzato, almeno sul piano teorico.  


p.s.2  per capire che intendo quando parlo di infinito possibile, si pensi a quanto afferma la fisica contemporanea (ad es. Carlo Rovelli), secondo cui tutte le nostre determinazioni fisiche, compreso il calcolo e l’idea stessa del tempo, sono l’effetto di una sorta di sfocatura percettiva. se potessimo percepire il reale per come è - per quel che con ciò si può intendere - con un colpo d’occhio totale, esso ci apparirebbe con un blocco unico, in cui non è possibile alcuna distinzione spazio-temporale. 


p.s.3 e chiudiamo con Baudrillard, da Lo scambio simbolico e la morte: “Non si distruggerà mai il sistema con una rivoluzione diretta […] Tutto ciò che produce una contraddizione, un rapporto di forze, dell’energia in generale, non fa che ritornare al sistema e dargli nuovo impulso, secondo una distorsione circolare simile all’anello di Möbius […] Non si vincerà mai il sistema sul piano reale […] Ciò che occorre è quindi spostare tutto nella sfera del simbolico, dove la legge è quella della sfida, della reversione, del rilancio”.

martedì 6 giugno 2017

SIGILLO di Ugo Simeone

giovedì 8 giugno a Napoli si inaugura una mostra che vi consiglio senza riserve. 5 opere di Ugo Simeone, ispirate a Giordano Bruno, visibili per un mese nel Complesso di S. Antoniello a Port'Alba, sala delle mura greche, a P.za bellini 60. Orari di apertura: lunedi-venerdì ore 10.00-18.

La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.

5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo, di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa, principio et uno) .  
 

Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era ben consapevole Bruno, che attestava che ex specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo aver visto un’immagine - Theses de magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una decorazione, e nemmeno una rappresentazione.

domenica 14 maggio 2017

una volta qui

per me il mondo è una continua festa, la festa dell’essere prominente dal nulla


che tipo di legame ho con un tessuto sfatto, tremolante e gelatinoso, quasi marcio, con la pappa biancastra, conducente, capiente, che sta intorno e interna a me, al mio scrivere?

il mondo è rado e sta tutto nei suoi addensamenti, nelle sue masse, siamo asterismi che camminano negli spazi del parcheggio... sono un addensamento della materia vagante sulla consistenza dell’asfalto, un cui punto fa scrittura.
 

anche un pezzo della mia guancia è proprietà pubblica, fa parte del mondo, ma io ci inietto delle parole, e lo rendo mio  – parole del mondo che hanno impregnato striature, lamine, glia, rughe nel mio osso cranico

domenica 30 aprile 2017

l'esistito




si può vivere solo nell’ottundimento

non c’è via d’uscita

barcollo

( la gita a castellammare e sorrento, XX anni fa, con mm e dino l. .... abolita... abolita quella giornata, abolita quella luce  ... ... non essere nell’essere, è il ricordo... l’infarto dei vasi che portano il tempo... il rigurgito del tempo, non è che è normale... è un infarto d’esistente... è un’interruzione  d’essere, di questa cosa che a stento eccede il non essere...... il come non è stato nel come è stato.... è una cosa che lancina, che trafigge, che strazia, che espande, che sormonta, che oltrepassa...)

noi siamo una posizione, un punto di vista. è per questa ragione che se amiamo essenzialmente qualcuno, troviamo essenzialmente inutile spiegarci nelle parole, cambiare posto nelle parole. l’amore valido è solo quello della coincidenza. 

 
io mi avvicino a volte a me stesso... giungo a volte nei pressi di me stesso... nella mia imminenza... ma poi sfumo, dileguo... oppure incontro un altro strato, un altro involucro...  io mi posso solo congetturare... annusare... ma il naso, cos’era?

 
ascoltando la musica barcollo... la musica mi fa barcollare.

 
anche un pezzetto di bellezza che esce da una ragazza che passa mi fa barcollare... questo pezzetto fuoriesce dalla ragazza e mi pefora... così che questo esistere che era già tutto consunto e intenerito dalla musica ora è tutto bucherellato... e ci entrano ancora più altri non ci sono che prima stavano fuori... per cui barcollo ancora di più, però va bene così perché questo è il mondo...

 
per me il mondo è una continua festa, la festa dell'essere prominente dal nulla