mercoledì 20 marzo 2019

frasi semplici

a volte che non sono un cretino, non sono io, ma un adepto del senso logico
 

dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, tranne i contorni
 

non voglio scrivere cose che capirebbe anche il salumiere, perché il salumiere non deve capire, ma affettare il salume. non deve capire nemmeno il salumiere che è in noi, sebbene lo debba il filosofo che è nel salumiere.
 

sogno un mondo in cui buongiorno significhi veramente buongiorno, e in cui dunque sia perfettamente inutile dirlo


potremmo essere meccanismi addestrati a eseguire un io
 

domenica 24 febbraio 2019

la meccanica della mortadella – nota in ricordo di claudio lolli

ho saputo ora, vagando come capita sul web, che il 17 agosto scorso era morto claudio lolli, in un periodo per me per altro molto particolare. certamente la notizia avrà avuto meno risalto di quella del primo ruttino del figlio della influencer.  ma prescindiamo dalle classifiche di gravità delle notizie, che sarebbero interessate poco a lolli.
in una bella nota fulvio abbate contrapponeva la virile lucidità di lolli al floscio jovanottismo dei nostri tempi, e ricordava lo splendido disoccupate le strade dai sogni, esatta profezia di quello che ha fatto la politica in questi anni.
claudio lolli è stato in fondo, e suo malgrado,  uno dei padri culturali della mia generazione e mio in particolare, così come mi sento legato allo spirito situazionista del ’77. 
ho sempre rivendicato l’importanza culturale  del rock, inteso nel senso più ampio, e comprensivo anche della canzone autoriale italiana. la musica rock è stata una delle grandi, profonde innovazioni linguistiche del secolo scorso, quella che ha più inciso sul piano sociale, grazie alla sua enorme diffusione. è stata l’unica cultura alternativa vincente, che non sia rimasta una confabulazione fra addetti ai lavori.

domenica 3 febbraio 2019

Si dà il caso...

Estratto dal saggio in progress La scienza fabulosa


La coincidenza fra infinito e infinitesimo è stata già intuita da Cusano, e formulata nel concetto della coincidentia oppositorum; è stata già immaginata da Borges nell’Aleph, il punto occulto sotto il diciannovesimo scalino di una cantina, in cui si trovano “senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”; è stata già percepita dai mistici di molte epoche, fra i quali citiamo Lao Tzu (il Tao illimitato e limitato), e lo pseudo- Dionigi (la caligine e il nulla divini).

Tuttavia Cusano si limita ad affermare apoditticamente che in Dio non c’è opposizione e dunque il minimo coincide col massimo, e i pensatori e mistici citati non vanno oltre il racconto delle loro immaginazioni e percezioni.

Proviamo quindi a raccordare questo concetto, quest’immagine e questo sentimento-percezione alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo nel 2019, e a darne una descrizione più argomentata.

Proprio nello scorso anno, la fisica sperimentale ha fatto sbalorditivi passi avanti nella verifica di un concetto teorizzato dalla quantistica, quello dell’azione non locale di orientamento degli spin atomici, e dunque del cosiddetto entanglement, legame a distanza fra particelle anche lontanissime. Questo legame, apparentemente magico, inspiegabile, strabiliante,  è stato verificato già a distanze di oltre 1200 km. Ricordiamo anche che i fisici stanno compiendo sperimentazioni sul teletrasporto quantistico, e hanno teorizzato l’esistenza di varchi spazio temporali, che permettano di viaggiare nel tempo o nello spazio, in ordini dimensionali inferiori a 10^ (-32) metri.

Ovviamente conviene essere cauti nel trarre conclusioni filosofiche da questi dati,

venerdì 21 dicembre 2018

Oh commissario...

Il commissario Magrelli, di Valerio Magrelli, è un libro semplice, prodotto da un gesto letterario semplice. Trattandosi di un libro etico, o parenetico, la semplicità serve a Magrelli per autenticare le sue asserzioni, e significa dunque: io non faccio letteratura,  non uso artifici, parlo a nome degli uomini – e dunque la legittimità di quel che dico è sancita dall’umanità a cui appartengo.
D’altronde, una lingua così esattamente semplice, se la può permettere solo lui. Il capzioso, complesso saggista di Vedersi vedersi, il funambolo del lessico e della metrica di Sangue amaro, il principe delle metafore spiazzanti, divaricate, ardite del Condominio di carne, comincia il libro così:

domenica 16 dicembre 2018

qui quo qua e il tempo

perché qui quo qua non fanno vecchi? - mi ha chiesto c.. infatti sembra che per qui quo qua il tempo non passa. si potrebbe dire che il tempo per passare ha bisogno di un corpo, di una carne in cui passare, e che non riesce a passare nelle linee e i colori di cui sono fatti qui quo qua. dunque che non esiste il tempo disegnato. se però il tempo disegnato non esistesse come potrebbero accadere le storie, come sarebbe possibile che qui quo qua aiutano zio paperone a trovare la cassaforte piena di dobloni? anche se pensassimo che il tempo passa nell’intervallo fra una vignetta e l’altra questo non spiegherebbe niente, perché comunque dovrebbero invecchiare fra una vignetta e l’altra. dovremmo allora pensare al contrario che fra una vignetta e l’altra il tempo non passa, è congelato, è come inghiottito. questo spiegherebbe

sabato 1 dicembre 2018

gadda, lo scrittore performante

gadda è probabilmente il maggior scrittore italiano, e questo è il suo limite. è lo scrittore più performante, il fenomeno, il tarzan o il ronaldo dell’espressività. 
non c’è mai in gadda quella povertà in cui può scintillare per un istante l’essenza stupefacente del mondo, né quel delirio in cui il mondo appare per un istante gratuito e atroce (immondo atroce assurdo – celine) com’è, e non per come è scritto. difetta intimamente di queste due qualità intime della poesia, la povertà e il delirio. in gadda tutto è ricco, addobbato, e imbandito – anzi ne avanza qua e là un po’ di carità per i poveri di spirito.

certo anche quella di gadda è poesia, ma è poesia del grasso, della quantità, della congestione, e infine poesia agonistica e feticistica,

martedì 16 ottobre 2018

Riflessioni di un semianalfabeta

sulla vita, sulla felicità, sulla religione, sull’uomo e sul modo di cambiarlo.

di Renato Borriello (1927-2018)
.....

Tutto dunque è terra, tutto viene dalla natura. La natura con le sue albe ed i suoi tramonti, con le sue nuvole ed i suoi temporali, il mare con la sua calma e le sue tempeste, i suoi fiumi, i suoi monti limpidi e innevati ed i suoi deserti, le sue colline con i suoi musei dell’aria, le sue foreste, in questa terra benedetta, ma offesa, devastata, umiliata. Ah quei pigmei che fanno parte della foresta, sono posseduti dalla foresta, hanno la foresta nel loro sangue, come sono più autentici di noi, che solo a volte, inseguendo un ricordo antico, cerchiamo di tornare, in vita o in morte, alla terra dove sono le nostre radici, o di ritornare a una vita più naturale. Forse esiste anche un gene dell’umiltà, o collegato all’umiltà, da humus, terra, e i pigmei lo hanno riattivato, ne hanno fatto il gene dominante nella loro vita. Questo gene l’homo sapiens sapiens lo spense, anche se milioni di Francesco d’Assisi lo riaccendono ogni giorno, da millenni. D’altronde cosa sono 200.000 anni di storia di fronte ai miliardi di anni che ha impiegato la natura per creare questo corpo umano così complesso, questo capolavoro, questo stupore della natura sempre più perfetto, nonostante la sua brama di potere. Cogli il positivo, anche con tutte le sue contraddizioni, diceva Croce, dunque non possiamo non ammirare l’uomo, questo uomo che con le sue curiosità e necessità è riuscito a volare, ad andare sulla luna, a creare computer, che ogni giorno con le sue ricerche, la sua cultura, la sua scienza, la sua tecnologia riesce a migliorarsi, e riuscirà un giorno anche a superare i suoi egoismi e la sua brama di potere. Così come sarà capace, forse fra altri 200.000 anni, di risolvere l’eterno quesito: chi fummo e come fummo, chi siamo e come siamo, chi saremo e come saremo. Aiutiamo allora il buon dio, ancora chiuso nel suo laboratorio, dove ancora studia come riparare il grave disastro causato da quei monellacci di angioletti, e ridiamo un sorriso anche a quegli angioletti ancora mesti per il senso di colpa, condannati ad osannare e pregare ogni giorno il loro dio, in un paradiso statico ed eguale. E diamo un sorriso a tutti i bambini ammalati o affamati...
Non dimenticherò mai l’incontro che ebbi con un bambino in un orfanatrofio di Calcutta. Ero andato a visitare il centro di Madre Teresa. In uno stanzone freddo e buio, pieno di lettini, che sembrava vuoto, vidi una sagoma su un lettino, sotto una coperta. Alzai la coperta. C’era un bambino raggomitolato, con un viso triste e sofferente. Mi misi a giocare con lui, alzando ed abbassando la coperta... cucù...tethé... cucù...tethé... Il bambino all’inizio mi guardò con diffidenza... poi capì il gioco, e mi fece un sorriso luminoso... alla fine non voleva più smettere di giocare.
Il sorriso  di un bambino misto di dolcezza, ingenuità e curiosità, è l’unica cosa che potrebbe far divenire questo mondo un paradiso terrestre vivo ed operante, un mondo in cui i bambini possano chiamare padre e madre tutte le persone della generazione dei loro genitori, nonni quelli della generazione precedente, fratelli e sorelle tutti quelli della loro età e magari danzare. Le donne ed i bambini pigmei non camminano, ma danzano, danzano e gioiscono, come io gioisco al ricordo del sorriso di quel bambino, in uno stanzone oscuro e freddo di Calcutta, che giocava con me alzando e abbassando la coperta .... cucù...tethé... cucù...tethé...
Uscendo dall’orfanatrofio, mi trovai di nuovo circondato dalle madri in lacrime. Provai un senso di impotenza e di colpa, mi sentii anch’io colpevole di quei volti senza viso, senza nome, senza futuro in un mondo dominato dalla ricchezza e dal potere.
E tuttavia, per un istante ero riuscito a fare una piccolissima cosa, a far sorridere quel bambino, e questo mi faceva pensare che ancora si può sperare in un mondo migliore.


                                                                                                                    (edizioni Delta 3 - 2012)


 questo era papà....

 

 

domenica 17 giugno 2018

il sistema azteco-austriaco

                                                                 thebest


vulva, cresta e occhi sono i 3 caratteri distintivi della bestia al centro dell’organismo-folla... in preda a convulsioni, a spasmi, a singulti, a battiti.... è una carne che batte, che sbatte

 

la carne agitata, la macchina surriscaldata, febbrile  – che assurge in virtù di questa posizione nevralgica del meta-organismo che è la folla, a una specie di funzione regolatrice ( è una diva, un paradigma, un’astrazione, un numero... tainatarner è il numero della donna...)
 

l’animale-folla, spalmato sul prato, pulsa e respira ritmicamente, trasuda e traspira... ha investito il punto apicale della funzione linguistica. come lo sfogo di un follicolo, reclutamento di spettatori come i leucociti del pus.
 

infine la voce...la voce che (per grana, per timbro) è elemento distintivo.... e la voce di questa, la fricazione che fa l’aria sagomandosi e scivolando nel tubo-taina, è una voce anch’essa vistosa, eminente, eccentrica, protuberante....
 

venerdì 18 maggio 2018

Criptovalute, cripto anarchia, aletheia.

                       
 
L’origine del fenomeno delle criptovalute non è nel protocollo di Satoshi Nakamoto del 2008, ma in un articolo di Wei Dai di 10 anni anteriore, che delinea esattamente il progetto che Nakamoto realizzerà tecnicamente con la sua moneta elettronica, il bitcoin, ed anche quello della sua principale alternativa, ethereum, che definisce propriamente un contratto elettronico. E’ anzi dal mio punto di vista molto probabile che l'irreperibile e forse ricchissimo Sakamoto sia lo stesso Wei Dai. Troppe le coincidenze del progetto - a cominciare dal nome della valuta (b-money > bitcoin) - che secondo Wei Dai sarebbe stato reinventato autonomamente da Sakamoto. Esiste una scarna corrispondenza email che attesterebbe le dichiarazioni di Wei Dai, ma che certo per un ingegnere informatico non dovrebbe essere un problema aver artefatto. Ma soprattutto mi sembra estremamente improbabile e sospetta l’accanita minimizzazione dei propri meriti da parte di Wei Dai.

mercoledì 25 aprile 2018

Senegal 3 – il paese-battigia

                                                                 
 
 
per la terza volta in senegal. nel pezzo riciclo (senegalescamente?) alcuni scritti precedenti

 

il senegal non produce niente: connette, scambia, ricicla

 
è un niente che produce niente e scambia niente. terra sabbiosa sotto il sole, è vivo solo lungo la striscia che lo congiunge al mare. è un paese-battigia.

 
è una spuma, l’inflazione prodotta dall’agitazione, dall’impatto di una terra secca con la pervasività vitale, che tutto connette e scambia, dell’acqua. dal mare viene il pesce, dal mare viene la merce, sul mare si fa il turismo, dal mare viene l’umidità notturna e l’acqua dei pozzi costieri che fa sopravvivere le poche grame piante
 

colpe e meriti dei senegalesi. sono sostanzialmente buoni, sociali, solidali. in occidente e altrove si è sviluppata una certa tipologia di uomo-predatore, che qui probabilmente è filtrata già somaticamente....

venerdì 6 aprile 2018

Il maiale prima di me

                                                                                         

il porcellino parla. poi non ha setole, ma una campitura rosacea (e quasi profumata) nel contorno. non esiste in nessun allevamento o campagna.

e il porco a lamelle, il porco velato di sangue, la scansione di porco dei supermercati, scomposto nei comparti di vetro, che porco è?

questi 2 meta-porci, trans-porci, allo-porci, sono gli unici porci che conosciamo, hanno completamente sostituito il porco nativo.

mercoledì 28 marzo 2018

Avec le temps - una traduzione


Col tempo tutto
passa
col tempo tutto
se ne va
se ne vanno i volti
e le voci
e il cuore
non batte più
e allora a cosa serve
cercare ancora

col tempo tutto
se ne va
anche chi adoravi
l’altro che cercavi
sotto la pioggia

domenica 28 gennaio 2018

agenti del caos - il 77

Agenti del caos è una manifestazione organizzata da Gabriele Perretta e Ivan Fassio, che si tiene a Bologna il 2 e il 3 febbraio 2018 (io ci sarò il 3). E' un tributo a Stratos e Freak Antoni, ma sostanzialmente un tributo al '77 e al suo significato politico. Ho buttato giù di getto queste "scritte" dopo aver parlato a telefono con Gabriele di quegli anni.



Scritte sulle pagine
 

Il 77 è stato innanzitutto esperienza. L’ultima reale esperienza/esperimento politico, nel senso che è stato l’ultimo ad avere una consistenza semantica, l’ultimo alle cui prassi, ai cui discorsi corrispondessero dei corpi reali. Dopo il 77, è cominciata una lunga rappresentazione del 77.
L’ultimo momento politico dell’inoperosità e dell’improduttività, in cui la parola crescita era bandita, l’ultima età mitica in cui l’oggetto non era ancora un feticcio di consumo, in cui il collettivo, la coscienza collettiva, era un’entità reale, in cui ciascuno trasfondeva un po’ del suo sangue. Dopo, queste cose si sono continuate a dire, e a volte anche a gridare nelle piazze, ma col cellulare nella tasca e il pensiero alla trasmissione tv, l’articolo del venerdì di repubblica o la pagina facebook in cui sarebbero state raccontate.

Il 77 è stato selvatico, selvaggio, barbarico.

lunedì 1 gennaio 2018

...sull’astrologia

sto lavorando a un impegnativo saggio sull’astrologia. ne pubblico alcune anticipazioni come auspicio cosmologico per l’anno...
 

Nota introduttiva



Questo scritto si era posto certo un fine troppo ambizioso, quello di raccordare la più antica scienza dell’uomo alle più avanzate conoscenze contemporanee, di ordine scientifico come di ambito umanistico.

L’astrologia, proiettando il cielo lontano, minerale e incorruttibile sul piano dell’esistenza individuale, rappresenta il primo tentativo dell’uomo di situarsi nel mondo, il suo primo approccio conoscitivo verso di esso. Tuttavia, da un punto di vista teorico e scientifico, si può dire che essa sia restata ferma a quei primi tentativi. Provare a elaborare una teoria astrologica compatibile con quanto si sa oggi significava dunque ripartire quasi da zero, e in particolare significava risolvere uno dei nodi più insolubili della conoscenza umana, quello del rapporto fra macrocosmo e microcosmo.

Impresa temeraria, che naturalmente non credo di avere portato a termine. Mi sembra tuttavia di avere gettato luce, anche se una luce discontinua e provvisoria,  su una buona parte dei problemi che mi ero posto, e di aver indicato le strade più percorribili per la loro soluzione. Sfrutto una delle possibilità del web, quella di pubblicare i propri risultati provvisori e in progress, nella speranza di poterli integrare e definire man mano che il tempo e le capacità me lo consentiranno. 

Ogni contributo teorico esterno, soprattutto quelli provenienti dall’area conoscitiva per cui ho meno competenza, cioè quella scientifica, sarà gradito, e eventualmente pubblicato in un’apposita sezione.  
 

Proviamo a farci animali, a percepire come abbiamo percepito per milioni di anni. Immaginiamo notti lunghissime, fino a 16 ore o più, immersi nel buio assoluto, alla ricerca di una preda o in fuga da un predatore, nel freddo e nell’incertezza dei pericoli naturali, in uno stato di terrore continuo, perché privi anche della capacità razionale di prevedere il ritorno della luce. E immaginiamo cosa abbia rappresentato in una condizione simile l’apparire della luna in cielo, prima un filo di luce, poi uno spicchio, infine un bagliore dilagante e fosforico che faceva riapparire il paesaggio inghiottito dalla notte e rendeva di nuovo possibili le attività vitali.

mercoledì 20 dicembre 2017

Un dio sbadato

Stamattina, verso le 4 e mezza, in un’alba piena di topi, è morto Dio. Da tempo aveva seri problemi. Ha lasciato un diario di cui pubblichiamo alcune anticipazioni.

E’ un po’ di tempo che è come se non esistessi. Non lo so, mi sento come se veramente non esisto. D’altronde, in questo caso, potrei benissimo decidere di esistere, visto che decido tutto io, l'esistere e anche il decidere. Ma chi me lo fa fare? Per essere amato... bah... fatevi un po’ voi il conto...
Il fatto è che non ho proprio voglia più di esistere... sono stanco... tutta questa esistenza infinita, alla fine, è snervante...e insomma, dovrà pure venire il mio momento ...
Me ne sono visto bene nella vita, ho vissuto, ho sofferto e ho goduto, ho fatto varie mattane tipo per esempio creare gli uomini, quei pupazzetti che tutti conoscete. Molto meglio il moscerino, un essere puro e nobile, o anche la nebulosa Laguna M8, quella mi è sempre piaciuta. E il vento a Fishguard, anche quello. E c’era anche qua e là qualcosa di ben riuscito, per esempio Jenny Cucciniello, quella ragazza aveva begli occhi.
Per il resto, per la verità, ho fatto tutto un po’ a cazzo di cane.
La gente aveva pure un po’ ragione a lamentarsi, con la teodicea e tutto il resto, specie ultimamente.
D’altronde, da me che volevano, gli avevo dato pure il libero arbitrio...
Certo, alla fine decidevo tutto io. Venne quel tizio, Einstein, disse: Dio non gioca a dadi coll’universo... ah ah ah.... eh eh... e sì... mo’ mi levavo pure l’ultimo sfizio....

domenica 19 novembre 2017

a L. - l'inaccaduto


14-11-2017

sono venuto per farmi vedere
dal cadavere.
tu eri bella e pazza.
tu bruciasti subito, in una grande luce,
in una grande fiammata di calore e bellezza
che mi abbacinò

domenica 24 settembre 2017

scritte per aeroporti


Scritte per aeroporti

 
dio è che uno strato d’ombra ricopre la stessa forma di luce, quando alle 4 il sole è sull’albero

 
dio vulva lattea in un neurone

 
il primo fine è un mondo giusto. ma un mondo giusto va fondato fuori dal mondo

 
nel villaggio di liu-ling, durante un’azione di lotta-critica-trasformazione, una patina collosa avvolse all’improvviso tutti i bambini e gli insegnanti: era dio. nello stesso istante caddero tutte le inferenze che sostenevano il peri theion onomaton di pseudo dionigi.

 
tuttità
qualcosità
sparsità

 
noi tutti abbiamo sostituito a un dio il divo

 
dio... la faccia interna del piede sinistro del letto

 
ripetendo dio 11 volte, la dodicesima

 
l’oligofrenico di stamattina con 4 orologi al polso.... perché voleva che fosse più ora, o perché voleva che fosse più sempre?

 

sabato 9 settembre 2017

signore pensili sul balcone, cani che abbaiano

sui balconi, appaiono signore – sporgono signore.  pulsazioni deboli dell’antropico nella prima mattina, lievi incarnazioni nell’oggetto duro e ortogonale del, dei palazzi di fronte. secrezione e fiotto organico istantaneo, intento a stendere i panni, a prendere la scopa, a produrre un minimo e sfolgorante evento ordinario. per un istante, il funzionamento oscuro delle interiora del palazzo, il
lavorio interno della macchina antropica è svelato... appare nel mondo la signora spettinata,
insieme indaffarata e svogliata, e si inargenta nel raggio di luce che abbaglia le mollette e la bacinella di plastica azzurra.

domenica 2 luglio 2017

un 4 politico

uscire dal linguaggio - ci è possibile? no. perfino quando sognamo, deliriamo o agiamo in preda all’impulso più cieco, noi siamo sprofondati  nella lingua, ci siamo dentro come lo siamo nell’aria, più radicalmente come lo siamo nello spazio. il linguaggio è il materiale che ci costituisce in quanto esseri coscienti, in quanto ci differenziamo dalla pietra.
metto un accapo, lascio 2 spazi vuoti nella riga. ebbene, anche in quello spazio, in cui apparentemente desistiamo, manchiamo a noi stessi, noi abbiamo parlato, e detto questa assenza. quel vuoto è informativo e pertinente, è uno zero algebrico ottenuto da un + e un -, è una non-parola e mai un’a-parola.
quel che è possibile, forse, è porsi sul punto distale, sulle ultime propaggini di lingua – e da lì  sporgersi sul non-linguistico, sentirne la vertigine, assorbirne le radiazioni... porsi in ascolto dell’inquietante sibilo del nulla. il che significa, wittgenstanianamente, assumere coscienza dei limiti del linguaggio e della razionalità. 

la mia (più che cara) amica paola gambarota, che insegna qualcosa italiana in qualche università americana, commentando il mio precedente post, mi scrive che le risulta difficile capire in che modo io intendo il legame fra scrittura e politica “(se non in tenore filosofico- discorsivo, astratto -  alla Adorno, diciamo)”.
qualche volta certamente io provoco un po’ su questo legame, ad es. qui. ma in realtà ho le idee molto chiare su quale debba essere. io credo che in questo momento storico e politico, dimostratesi inadeguate o impraticabili le ideologie del 900, per cambiare il mondo non è sufficiente cambiare il nostro modo di agire o il nostro modo di pensare, ma è necessario

martedì 6 giugno 2017

SIGILLO di Ugo Simeone

giovedì 8 giugno a Napoli si inaugura una mostra che vi consiglio senza riserve. 5 opere di Ugo Simeone, ispirate a Giordano Bruno, visibili per un mese nel Complesso di S. Antoniello a Port'Alba, sala delle mura greche, a P.za bellini 60. Orari di apertura: lunedi-venerdì ore 10.00-18.

La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.

5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo, di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa, principio et uno) .  
 

Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era ben consapevole Bruno, che attestava che ex specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo aver visto un’immagine - Theses de magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una decorazione, e nemmeno una rappresentazione.

domenica 14 maggio 2017

una volta qui

per me il mondo è una continua festa, la festa dell’essere prominente dal nulla
 
anche un pezzo della mia guancia è proprietà pubblica, fa parte del mondo, ma io ci inietto delle parole, e lo rendo mio

parole del mondo che hanno impregnato striature, lamine, glia, rughe nel mio osso cranico
 
in che senso tutta questa frattaglia, questo viscere all’interno di una certa sacca di pelle è mia? e lo è anche di notte, o se sono distratto?
 
che tipo di legame ho con un tessuto tremolante e gelatinoso, sfatto, quasi marcio, con la pappa pallida, conducente, capiente, che sta intorno e interna a me?

domenica 30 aprile 2017

l'esistito




si può vivere solo nell’ottundimento

non c’è via d’uscita

barcollo

( la gita a castellammare e sorrento, XX anni fa, con mm e dino l. .... abolita... abolita quella giornata, abolita quella luce  ... ... non essere nell’essere, è il ricordo... l’infarto dei vasi che portano il tempo... il rigurgito del tempo, non è che è normale... è un infarto d’esistente... è un’interruzione  d’essere, di questa cosa che a stento eccede il non essere...... il come non è stato nel come è stato.... è una cosa che lancina, che trafigge, che strazia, che espande, che sormonta, che oltrepassa...)

noi siamo una posizione, un punto di vista. è per questa ragione che se amiamo essenzialmente qualcuno, troviamo essenzialmente inutile spiegarci nelle parole, cambiare posto nelle parole. l’amore valido è solo quello della coincidenza. 

 
io mi avvicino a volte a me stesso... giungo a volte nei pressi di me stesso... nella mia imminenza... ma poi sfumo, dileguo... oppure incontro un altro strato, un altro involucro...  io mi posso solo congetturare... annusare... ma il naso, cos’era?

 
ascoltando la musica barcollo... la musica mi fa barcollare.

 
anche un pezzetto di bellezza che esce da una ragazza che passa mi fa barcollare... questo pezzetto fuoriesce dalla ragazza e mi pefora... così che questo esistere che era già tutto consunto e intenerito dalla musica ora è tutto bucherellato... e ci entrano ancora più altri non ci sono che prima stavano fuori... per cui barcollo ancora di più, però va bene così perché questo è il mondo...

 
per me il mondo è una continua festa, la festa dell'essere prominente dal nulla

domenica 9 aprile 2017

2 filastrocche per i bambini (2 filastrocche su niente)

beh, queste 2 filastrocche per la verità non sono né per i bambini perché troppo scipite né per gli adulti perché troppo infantili... il bello dei blog comunque è che poi si possono sempre cancellare... magari ci sarà qualche adulto che ha dei bambini che mi dirà se è il caso, o viceversa...

sono venuto a sapere (finora se ne incaricavano dei miei cugini) che siamo tutti tenuti a pagare la bolletta dell’illuminazione votiva, cioè per i cimiteri, ovviamente anche dopo che sarà venuto il momento in cui sarà piuttosto problematico farlo. se uno non ha parenti - e non avendo di meglio a cui pensare -  dovrà arrangiarsi o organizzarsi in qualche modo da solo, o forse fare una domanda di esenzione al comune. la società che se ne occupa, Flamma votiva s.r.l, dice sul sito che ha tutta una serie di certificazioni, “tali da permettere di risolvere le problematiche dei clienti assicurando, attualmente, un servizio globale di gestione degli impianti in linea con le aspettative di efficienza e continuità del servizio dei committenti/utilizzatori”.
 
La luce perpetua – I

l’eterno riposo
dona loro signore
e splenda ad essi
la luce perpetua
ma non si dimentichino
di pagare la bolletta
amen

La luce perpetua – II
 
...Flamma votiva
a me piacerebbe forse
dover pagare una luce
che ancora mi entra negli occhi...

 
spettabile
Flamma votiva s.r.l.
io la voglio pure pagare la bolletta
però la luce

domenica 5 marzo 2017

Lo stato-fiume - appunti dal caribe colombiano

 

la colombia è un posto dove uno dovrebbe aver vissuto senza sapere che poi se ne sarebbe ricordato


luoghi della mescolanza
come il mare e i fiumi dall’acqua pesante e limacciosa, in colombia tutto è mescolato. la cultura ispano-europea e quelle indigene e africane impastate già geneticamente, creando un nuova sostanza diffusa di carne,

martedì 31 gennaio 2017

yuja wang e le pianiste mirabolanti

le pianiste sono in tutti i sensi creature mirabolanti, incroci fra automi, deità, bestie... meccanismi soffici... pornodive che eseguono impeccabilmente e gelidamente la passione più forsennata... portatrici del tempo, di tempi seppelliti, riesumatrici di vite agite in corpi di genii putrefatti.... fenomeni da baraccone bongiorniano... le ultime godibili in youtube sono in genere anche macellate fresche, splendide e splendenti, e accentuano questa polisemicità...