venerdì 10 luglio 2020

questo blog diventerà un libro

ho firmato con Transeuropa, glorioso editore che fu di Tondelli, e che anche ora mostra attenzione al nuovo e al non convenzionale. alla scrittura, più che alla esausta letteratura. il libro dovrebbe chiamarsi Esercizi per accorgersi del mondo (altri titoli in ballo: Libro che mi è venuto in mente; Vanvere e zonzi) e dovrebbe uscire entro l'anno.
ma allora, diranno i pochi lettori del blog, il libro lo leggeremo qui, perchè pubblicarlo e perché acquistarlo? innanzitutto, il libro non è il blog. il blog è il materiale del libro, ma diverso sarà l'impianto, la struttura, il senso degli scritti. ci saranno poi pezzi inediti, e tutti i post saranno più lavorati, più scritti appunto. avranno una qualità diversa.
ma il senso più profondo dell'operazione è nella breve nota finale del libro, che trascrivo:

perché consumare la carta di un libro


questo libro è la rielaborazione di un blog.
oggi si scrive quasi esclusivamente in forma elettronica: su uno smartphone, su un blog, in generale su uno schermo. ma leggere resta un’operazione del corpo, che ha bisogno dei tempi e le modalità imposti dalla biologia. il dispositivo che risponde meglio a questo bisogno resta il libro di carta, che sfrutta e combina al meglio l’elasticità ottica dello spazio bianco e il suo nitido contrasto con l’inchiostro, le attitudini della mano che sfoglia e la solida semplicità dell’oggetto, disponibile, maneggevole, adattabile. l’abitudine alla lettura elettronica ci sta portando sempre più lontano da noi stessi, sempre più in superficie. la parola elettronica di fatto si scrive ma non si legge, o si legge velocemente e superficialmente. la pubblicazione di un blog dovrebbe appunto compensare quest’asimmetria.

ma il vantaggio che offre il libro non è solo funzionale. sul supporto elettronico il linguaggio non potrà mai avere quei caratteri di oggettività, materialità, stabilità che sono propri della scrittura su carta, e che ne producono un senso diverso. la parola elettronica, per quanto scritta, resterà sempre un gesto, una pratica, poco più che l’evoluzione e complicazione di un verso animale. solo la lingua che si è fatta oggetto, la lingua ferma, la lingua concreta, può farsi storia, cultura, politica. ecco perché mi sembra che non possiamo ancora rinunciare a pubblicare libri. 


poesia scritta sotto una chiesa a taurisano

                                                             

sbagliato l'orario di un appuntamento, avevo 2 ore "da perdere" nella canicola di luglio del basso salento... ho trovato un albero sotto questa chiesa "moderna"... classica cattedrale nel deserto, astronave atterrata sul nulla di un vecchio paesino, sasso ortogonale e metafisico...ma bella. mi sono steso sul sedile coi piedi sul cruscotto, e mi sono messo a ascoltare svogliatamente radio3... ero fuori dall'ingranaggio tempo... è venuta fuori una poesiola...


quando non ci sarà più tempo da perdere
quando non ci sarà più il tempo per perderlo
quando il tempo non si farà più perdere
né nessuno potrà più perderne
perché, tempo, non sarà

allora, stranamente, non ci sarà nemmeno
alcun senso
il senso che fa il tempo operoso
utile, trovato
non avremo più senso
non ci sarà senso da perdere.

allora, davvero, quel tempo sarà perso per sempre






domenica 24 maggio 2020

basta con la museruola

 

DIFFONDETE SE CONDIVIDETE
grafica e collaborazione al testo di antonello matarazzo

il messaggio lo abbiamo elaborato in una doppia versione, anche dopo una lunga discussione con franco arminio che desiderava condividerlo. il secondo è cmq più riuscito esteticamente, ma credo che abbia meno impatto.
la nostra polemica non è rivolta direttamente a de luca, ma a una specifica norma. non credo tuttavia che de luca ci abbia "salvato", come ritengono i più. ha aggravato i problemi economici della campania (gli aiuti, chi li ripagherà se non noi?) ottenendo gli stessi risultati della calabria. in generale, non mi fido di una politica fondata su 2 soli sentimenti, entrambi di bassa lega: l' arrogante e becero autoritarismo e una puerile, insipiente e petulante competitività col nord. la sua teatralità - carlo verdone lo ha definito il miglior attore italiano - e la sua dialettica brillante mi divertono, ma non credo che il sud abbia bisogno di pulcinella, di masanielli nè di sovrani borbonici, piuttosto di senso di responsabilità e presa di coscienza individuali.

ps 28 maggio. ed ecco che ha tirato giù la maschera anche de luca. regionali a settembre, ha tuonato? no a luglio... dopo che ci ha fracassato i corbelli per 3 mesi... guarda che fregola ... l'unica attività di cui potremmo fare a meno per l'eternità... e guarda un po' il caso dopo che ha capitalizzato voti col coronavirus... ma io sono malpensante certo... no... no... lo fa certo per noi...

P.S. 2la regola che salverà l'Italia: le ciabatte nei rifugi alpini
fra le tante, mi ha colpito questa regola di recente emanata, che sicuramente salverà molte persone da morte sicura oltre che l'economia del nostro paese. consiglio di emanarla anche al presidente de luca, mi sembra adeguata al suo grado di intelligenza

PS 3 ovviamente i numerosi campani che approvano De Luca ammettono con cio stesso di essere una popolazione irresponsabile che ha bisogno di metodi autoritari

giovedì 7 maggio 2020

Il pesce savio: una sintesi


Finalmente sono stati rilasciati i dati ISTAT, gli unici che abbiano valore obiettivo e probante, sull'incremento di decessi fra la media 2015-2019 e il 2020. Ebbene, nel primo trimestre 2020 in Italia ci sono stati 25.000 decessi in più rispetto alla media. Secondo la stampa si tratta di un incremento inaudito. Ma in realtà, per fare solo un esempio, nel primo trimestre 2017 ci furono 22.000 decessi in più rispetto al 2016

lunedì 6 aprile 2020

Cerchiamo di ragionare, per ricominciare a vivere


La psicologia delle masse ci spiega che durante gli eventi collettivi le nostre facoltà critiche si annebbiano.  Si potrebbe sostenere che questo annebbiamento abbia una funzione adattiva, che ad esempio in questi giorni il panico abbia indotto la popolazione a rispettare regole cui altrimenti non si sarebbe assoggettata. Consideriamo allora quanto dirò una breve sospensione della credulità, una parentesi in cui, per fini puramente speculativi, proviamo a ragionare.
Che ci sia in circolazione un virus ad alta velocità di contagio, che richiede in certi casi terapie particolari, e che ha causato, perlomeno in Lombardia, un picco di decessi, non c’è dubbio. Ragionando, e computando, mi sembra però

martedì 24 marzo 2020

è vietata l'inutilità

la cosa grave, forse, è che stata abolita l'inutilità. possiamo fare solo cose utili. dobbiamo vivere, dobbiamo vivere per legge, la macchina deve funzionare per legge, senza fare niente. è stata abolita la morte, ma la morte stranamente trasgredisce il divieto, e moriamo. l'obbligo di vivere invece non funziona granché.
un po', sopravviviamo, ma al di sotto della vita, sottoviviamo.

mercoledì 18 marzo 2020

di che muore...


di che muore oggi l’uomo ? di se stesso. si moriva di fame, di bestie feroci, di peste, in battaglia. oggi si muore di se stessi, dell’incapacità e l’impossibilità di vivere, di congestione della vita.  di paura. sofismi fuori luogo in questo momento drammatico?

mercoledì 26 febbraio 2020

le isterie mediatiche e la morte

qui non abbiamo da dimostrare nulla, nè da giocare a provocare su un'epidemia che comunque ha risvolti drammatici... osserviamo i dati in evoluzione... ma per ora sia i dati bruti (4500 morti) che le proiezioni (il picco stagionale è superato, non quello epidemiologico) confrontati ai 450.000 morti per influenza non giustificano in alcun modo il panico che si è creato. mi scuso se l'esperimento di stratificare e modificare il post in progress, dovuto alla concitazione del momento, ha prodotto risultati stilistici scadenti

la nuova epidemia è psichiatrica, si contagia con grande facilità attraverso una sostanza resistente agli antibiotici e perfino alle bombe, il linguaggio, e vettore principale ne sono i media: si tratta della paura del coronavirus.  contro i fonemi e i grafemi che si insinuano nelle porose strutture di linguaggio, nel neurone, quasi non abbiamo difese. il coronavirus di per sé fa meno morti di un’influenza (..ma i numeri sono in continua evoluzione) , potrebbe essere un quasi innocuo animalucolo fra gli infiniti altri che ci complicano la vita. ha innescato, però, una malattia molto seria che alligna fra le pieghe delle nostre psichi occidentali ormai devastate da fobie ricorrenti e pervasive di tutti i tipi: dei batteri, della vecchiaia, degli eventi naturali, degli eventi sociali, dello straniero e del diverso, della lotta, del rischio, delle passioni, di tutto ciò che possa rimandare alla morte, il vero grande nemico rimosso.
la vita dell’occidentale evoluto è diventato il grottesco e dissennato tentativo di espungere la morte dalla vita. crediamo di disinfettare le mani dai batteri col gel, in realtà

martedì 10 dicembre 2019

SINTESI DELLE TECNICHE DI CONTRASTO ALLA XYLELLA emerse nell’incontro Terra viva e terra morta



                    Piante verdi trattate opportunamente, e a pochi mt piante secche non trattate.

Si sintetizzano qui le conclusioni e le tecniche di contrasto al disseccamento dell’ulivo emerse nell’incontro tenutosi a San Pancrazio salentino il 7 dicembre 2019, attraverso le analisi dei relatori,  i video e le documentazioni.  La prof.ssa Ciervo, dell’università di Foggia ha evidenziato lo stretto legame statistico fra abuso di diserbanti nelle province di Lecce e Brindisi e disseccamento. La dr.ssa D’Amico ha illustrato i risultati del campo sperimentale Silecc di cui è responsabile, ha prodotto documentazioni che dimostrano che la resistenza della Coratina al batterio risulta confrontabile con quella di Leccino e Favolosa, e ha denunciato la evidente volontà politica di sostituire l’agricoltura tradizionale con modelli intensivi, come in alcune regioni della Spagna. Roberto Polo ha illustrato in particolare alcune tecniche di stimolazione delle radici. Il sottoscritto ha fatto presente che i contributi per il reimpianto vanno sì sollecitati, ma al momento non risultano economicamente convenienti, consistendo in insufficienti rimborsi e azzerando la produzione per decine di anni. Sono stati proiettati video di Ivano Gioffreda e il prof. Franco Nigro da cui sono emerse altre utili indicazioni.


                                                            Polo, D’Amico, Paoloni

Le tecniche, tradizionali o frutto della recente ricerca, emerse dall’incontro si possono così riassumere:
1) POTATURA ANNUALE O BIENNALE. A giudizio quasi unanime si tratta della tecnica principale di controllo del fenomeno.  vanno evitate le capitozzature e gli interventi troppo drastici,

domenica 1 dicembre 2019

Terra viva e terra morta. Tecniche nuove e tradizionali di contrasto alla Xylella F.


Ho sempre detto che oggi l'unico vero gesto politico è zappare. Potrei aggiungere anche l'unico gesto letterario. Credo assai poco ai movimenti tipo di quello di Greta Thunber. Crederò alla sincerità ambientalista di quei ragazzi quando andranno nei campi abbandonati a zappare, invece di passare la giornata sullo smartphone e poi andare a rivendicare - sempre chiedere, mai agire - non si sa quali diritti alle autorità e al potere. Ho organizzato (a mie spese) un  incontro su un problema gravissimo, quello del disseccamento degli ulivi in Puglia, e posto la breve introduzione.

video introduttivo: video xylella
Questo incontro è stato organizzato per fare qualcosa. Per fare qualcosa per le piante. Si è posto quindi una finalità molto pratica: far conoscere una serie di tecniche, nuove e tradizionali che hanno dato ottimi risultati, comprovati da video, documentazioni e verifiche scientifiche, nella lotta al disseccamento degli olivi.

domenica 27 ottobre 2019

un "un" in un "il"

le mie tesi poligamiche – tardo-illuministe o futuristiche o allo-musulmane che siano - vanno verificate nelle condizioni estreme, nelle psichi che l’eros porta a incandescenza, nei corpi che l’innamoramento mette in fibrillazione, fa smaniare. in queste condizioni raggiungono la massima intensità sia il senso di abnegazione e oblazione di sé che quello del possesso.

la psiche si decentra, dissolve il limite fra interno e esterno, il corpo sconfina, vuole riversarsi fuori di sé, ma contemporaneamente avverte che questo stato estatico e forsennato dipende dalla disponibilità dell’altro, ed è dunque garantito solo dalla sua proprietà.

la tesi è che in una psiche libera, coltivata (che la cultura abbia portato in qualche modo a rispondere e corrispondere al corpo), vigorosa, si possa produrre un equilibrio fra queste pulsioni, e una disposizione psichica che consenta la coesistenza di diverse relazioni amorose.

il caso delle lettere di sibilla aleramo a dino campana

mercoledì 28 agosto 2019

phobos cosmou tyrannus

la vita è sostenuta dalla paura di morire. se coltivo il grano, opponendomi alla naturale tendenza entropica, è perché ho paura di morire. se lo accumulo per l’inverno, è perché ho paura che col freddo non potrò procurarmene e morirò. questa paura è strettamente intrecciata, e profondamente forse ha prodotto, il senso della temporalità, che è un carattere specificamente umano. si potrebbe dire che dal momento in cui l'uomo ha dissociato corpo e azione con la coscienza temporale, non ha più agito, ma solo reagito alla paura della morte. questa paura è dunque in se stessa vantaggiosa e favorevole alla vita. il problema nasce quando vogliamo negare l’origine di questa paura, e cioè la morte. i nostri atti, le nostre scelte, diventano allora un tentativo insensato di espungere la morte dalla vita.

venerdì 5 luglio 2019

la valduga... non è una località sciistica

la valduga non è che parla come mangia, e nemmeno scrive come mangia, e nemmeno vive, credo... ma in fondo è perché vuole sedurre, fa una puntata più alta... e inevitabilmente sbrocca, irrita, è antipatica...  ci si potrebbe poi chiedere come mangia.

spesso il risultato della sua sofisticata teatralità, della sua raffinata messinscena,  della sua sublime cerimonia è la signora pina, la moglie di fantozzi, a cui somiglia sia fisicamente che negli atteggiamenti della voce e del corpo.

con ciò, non voglio affatto sminuire il valore, l’irresistibile intensità della sua poesia. prescindendo dalle considerazioni più comuni, la valuto sugli effetti. è indubbio che le sue poesie agiscono da poesie, si leggono, impongono la lettura, emozionano,

martedì 11 giugno 2019

Alla ricerca del Dio perduto. Nota su Abbronzati a sinistra di Elio Paoloni.

Autofiction sarebbe la definizione più corretta, o racconto... l’editore per adescare lettori stampiglia sulla copertina “romanzo”, e già questo ci dice qualcosa dei tempi in cui viviamo, e dei processi di mercificazione e digestione consumistica che deve subire anche il racconto di un quasi pellegrinaggio a Santiago di Compostela. Dico quasi, perché in realtà Paoloni è un laico e un razionale che vive molto solidamente e quasi tecnicamente nel mondo, uno sportivo che ha voluto mettere alla prova un corpo pare ancora efficiente, ma anche uno di quegli spiriti inquieti che avverte l’insufficienza del corpo, della tecnica e della ragione, e vive nell’attesa di una rivelazione  o di una esperienza del sacro che non arriva, e che direi non è arrivata nemmeno sulla strada di Santiago.

venerdì 10 maggio 2019

significato della letteratura

scrivere è un curioso comportamento, molto innaturale, consistente nel mettersi fermi per molto tempo, riportare nel campo percettivo una serie di segni, di immagini, di memorie da un supposto passato, allinearli meccanicamente, poi continuando a stare fermi farli corrispondere a certe macchiette sottili e sgorbi di un liquido sporco e nerastro, o oggi di bit e di pixel, e farne una catena su vari strati di cellulosa schiacciata e impilata o sempre nei pixels. questa stramberia, questo rito maniacale in genere non interessa a nessuno, né l’atto, né il prodotto, e infatti nessuno legge, per quanto la moda stava pigliando piede nel secolo scorso. quindi queste pile a parallelepipedo vanno in gran parte direttamente al macero, e sia lo scrivente che il mondo restano tali e quali a prima.
ancora più strane sono una specie di gare dello scrivere organizzate fra gli scriventi, in cui ognuno cerca di attirare l’attenzione scrivendo con più destrezza e stranezza di altri, il che viene detto letteratura.

mercoledì 20 marzo 2019

frasi semplici

a volte che non sono un cretino, non sono io, ma un adepto del senso logico
 

dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, tranne i contorni
 

non voglio scrivere cose che capirebbe anche il salumiere, perché il salumiere non deve capire, ma affettare il salume. non deve capire nemmeno il salumiere che è in noi, sebbene lo debba il filosofo che è nel salumiere.
 

sogno un mondo in cui buongiorno significhi veramente buongiorno, e in cui dunque sia perfettamente inutile dirlo


potremmo essere meccanismi addestrati a eseguire un io
 

domenica 24 febbraio 2019

la meccanica della mortadella – nota in ricordo di claudio lolli

ho saputo ora, vagando come capita sul web, che il 17 agosto scorso era morto claudio lolli, in un periodo per me per altro molto particolare. certamente la notizia avrà avuto meno risalto di quella del primo ruttino del figlio della influencer.  ma prescindiamo dalle classifiche di gravità delle notizie, che sarebbero interessate poco anche a lolli.
in una bella nota fulvio abbate contrapponeva la virile, leopardiana lucidità di lolli al floscio jovanottismo dei nostri tempi, e ricordava lo splendido disoccupate le strade dai sogni, esatta profezia di quello che ha fatto la politica in questi anni.
claudio lolli è stato in fondo, e suo malgrado,  uno dei padri culturali della mia generazione e mio in particolare, così come mi sento legato allo spirito situazionista del ’77. 
ho sempre rivendicato l’importanza culturale  del rock, inteso nel senso più ampio, e comprensivo anche della canzone autoriale italiana. la musica rock è stata una delle grandi, profonde innovazioni linguistiche del secolo scorso, quella che ha più inciso sul piano sociale, grazie alla sua enorme diffusione. è stata l’unica cultura alternativa vincente, che non sia rimasta una confabulazione fra addetti ai lavori.

domenica 3 febbraio 2019

Si dà il caso...

Estratto dal saggio in progress La scienza fabulosa


La coincidenza fra infinito e infinitesimo è stata già intuita da Cusano, e formulata nel concetto della coincidentia oppositorum; è stata già immaginata da Borges nell’Aleph, il punto occulto sotto il diciannovesimo scalino di una cantina, in cui si trovano “senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”; è stata già percepita dai mistici di molte epoche, fra i quali citiamo Lao Tzu (il Tao illimitato e limitato), e lo pseudo- Dionigi (la caligine e il nulla divini).

Tuttavia Cusano si limita ad affermare apoditticamente che in Dio non c’è opposizione e dunque il minimo coincide col massimo, e i pensatori e mistici citati non vanno oltre il racconto delle loro immaginazioni e percezioni.

Proviamo quindi a raccordare questo concetto, quest’immagine e questo sentimento-percezione alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo nel 2019, e a darne una descrizione più argomentata.

Proprio nello scorso anno, la fisica sperimentale ha fatto sbalorditivi passi avanti nella verifica di un concetto teorizzato dalla quantistica, quello dell’azione non locale di orientamento degli spin atomici, e dunque del cosiddetto entanglement, legame a distanza fra particelle anche lontanissime. Questo legame, apparentemente magico, inspiegabile, strabiliante,  è stato verificato già a distanze di oltre 1200 km. Ricordiamo anche che i fisici stanno compiendo sperimentazioni sul teletrasporto quantistico, e hanno teorizzato l’esistenza di varchi spazio temporali, che permettano di viaggiare nel tempo o nello spazio, in ordini dimensionali inferiori a 10^ (-32) metri.

Ovviamente conviene essere cauti nel trarre conclusioni filosofiche da questi dati,

venerdì 21 dicembre 2018

Oh commissario...

Il commissario Magrelli, di Valerio Magrelli, è un libro semplice, prodotto da un gesto letterario semplice. Trattandosi di un libro etico, o parenetico, la semplicità serve a Magrelli per autenticare le sue asserzioni, e significa dunque: io non faccio letteratura,  non uso artifici, parlo a nome degli uomini – e dunque la legittimità di quel che dico è sancita dall’umanità a cui appartengo.
D’altronde, una lingua così esattamente semplice, se la può permettere solo lui. Il capzioso, complesso saggista di Vedersi vedersi, il funambolo del lessico e della metrica di Sangue amaro, il principe delle metafore spiazzanti, divaricate, ardite del Condominio di carne, comincia il libro così:

domenica 16 dicembre 2018

qui quo qua e il tempo

perché qui quo qua non fanno vecchi? - mi ha chiesto c.. infatti sembra che per qui quo qua il tempo non passa. si potrebbe dire che il tempo per passare ha bisogno di un corpo, di una carne in cui passare, e che non riesce a passare nelle linee e i colori di cui sono fatti qui quo qua. dunque che non esiste il tempo disegnato. se però il tempo disegnato non esistesse come potrebbero accadere le storie, come sarebbe possibile che qui quo qua aiutano zio paperone a trovare la cassaforte piena di dobloni? anche se pensassimo che il tempo passa nell’intervallo fra una vignetta e l’altra questo non spiegherebbe niente, perché comunque dovrebbero invecchiare fra una vignetta e l’altra. dovremmo allora pensare al contrario che fra una vignetta e l’altra il tempo non passa, è congelato, è come inghiottito. questo spiegherebbe

sabato 1 dicembre 2018

gadda, lo scrittore performante

gadda è probabilmente il maggior scrittore italiano, e questo è il suo limite. è lo scrittore più performante, il fenomeno, il tarzan o il ronaldo dell’espressività. 
non c’è mai in gadda quella povertà in cui può scintillare per un istante l’essenza stupefacente del mondo, né quel delirio in cui il mondo appare per un istante gratuito e atroce (immondo atroce assurdo – celine) com’è, e non per come è scritto. difetta intimamente di queste due qualità intime della poesia, la povertà e il delirio. in gadda tutto è ricco, addobbato, e imbandito – anzi ne avanza qua e là un po’ di carità per i poveri di spirito.

certo anche quella di gadda è poesia, ma è poesia del grasso, della quantità, della congestione, e infine poesia agonistica e feticistica,

martedì 16 ottobre 2018

Riflessioni di un semianalfabeta

sulla vita, sulla felicità, sulla religione, sull’uomo e sul modo di cambiarlo.

di Renato Borriello (1927-2018)
.....

Tutto dunque è terra, tutto viene dalla natura. La natura con le sue albe ed i suoi tramonti, con le sue nuvole ed i suoi temporali, il mare con la sua calma e le sue tempeste, i suoi fiumi, i suoi monti limpidi e innevati ed i suoi deserti, le sue colline con i suoi musei dell’aria, le sue foreste, in questa terra benedetta, ma offesa, devastata, umiliata. Ah quei pigmei che fanno parte della foresta, sono posseduti dalla foresta, hanno la foresta nel loro sangue, come sono più autentici di noi, che solo a volte, inseguendo un ricordo antico, cerchiamo di tornare, in vita o in morte, alla terra dove sono le nostre radici, o di ritornare a una vita più naturale. Forse esiste anche un gene dell’umiltà, o collegato all’umiltà, da humus, terra, e i pigmei lo hanno riattivato, ne hanno fatto il gene dominante nella loro vita. Questo gene l’homo sapiens sapiens lo spense, anche se milioni di Francesco d’Assisi lo riaccendono ogni giorno, da millenni. D’altronde cosa sono 200.000 anni di storia di fronte ai miliardi di anni che ha impiegato la natura per creare questo corpo umano così complesso, questo capolavoro, questo stupore della natura sempre più perfetto, nonostante la sua brama di potere. Cogli il positivo, anche con tutte le sue contraddizioni, diceva Croce, dunque non possiamo non ammirare l’uomo, questo uomo che con le sue curiosità e necessità è riuscito a volare, ad andare sulla luna, a creare computer, che ogni giorno con le sue ricerche, la sua cultura, la sua scienza, la sua tecnologia riesce a migliorarsi, e riuscirà un giorno anche a superare i suoi egoismi e la sua brama di potere. Così come sarà capace, forse fra altri 200.000 anni, di risolvere l’eterno quesito: chi fummo e come fummo, chi siamo e come siamo, chi saremo e come saremo. Aiutiamo allora il buon dio, ancora chiuso nel suo laboratorio, dove ancora studia come riparare il grave disastro causato da quei monellacci di angioletti, e ridiamo un sorriso anche a quegli angioletti ancora mesti per il senso di colpa, condannati ad osannare e pregare ogni giorno il loro dio, in un paradiso statico ed eguale. E diamo un sorriso a tutti i bambini ammalati o affamati...
Non dimenticherò mai l’incontro che ebbi con un bambino in un orfanatrofio di Calcutta. Ero andato a visitare il centro di Madre Teresa. In uno stanzone freddo e buio, pieno di lettini, che sembrava vuoto, vidi una sagoma su un lettino, sotto una coperta. Alzai la coperta. C’era un bambino raggomitolato, con un viso triste e sofferente. Mi misi a giocare con lui, alzando ed abbassando la coperta... cucù...tethé... cucù...tethé... Il bambino all’inizio mi guardò con diffidenza... poi capì il gioco, e mi fece un sorriso luminoso... alla fine non voleva più smettere di giocare.
Il sorriso  di un bambino misto di dolcezza, ingenuità e curiosità, è l’unica cosa che potrebbe far divenire questo mondo un paradiso terrestre vivo ed operante, un mondo in cui i bambini possano chiamare padre e madre tutte le persone della generazione dei loro genitori, nonni quelli della generazione precedente, fratelli e sorelle tutti quelli della loro età e magari danzare. Le donne ed i bambini pigmei non camminano, ma danzano, danzano e gioiscono, come io gioisco al ricordo del sorriso di quel bambino, in uno stanzone oscuro e freddo di Calcutta, che giocava con me alzando e abbassando la coperta .... cucù...tethé... cucù...tethé...
Uscendo dall’orfanatrofio, mi trovai di nuovo circondato dalle madri in lacrime. Provai un senso di impotenza e di colpa, mi sentii anch’io colpevole di quei volti senza viso, senza nome, senza futuro in un mondo dominato dalla ricchezza e dal potere.
E tuttavia, per un istante ero riuscito a fare una piccolissima cosa, a far sorridere quel bambino, e questo mi faceva pensare che ancora si può sperare in un mondo migliore.


                                                                                                                    (edizioni Delta 3 - 2012)


 questo era papà....

 

 

domenica 17 giugno 2018

il sistema azteco-austriaco

                                                                 thebest



vulva, cresta e occhi sono i 3 caratteri distintivi della bestia al centro dell’organismo-folla... in preda a convulsioni, a spasmi, a singulti, a battiti.... è una carne che batte, che sbatte

 

la carne agitata, la macchina surriscaldata, febbrile  – che assurge in virtù di questa posizione nevralgica del meta-organismo che è la folla, a una specie di funzione regolatrice ( è una diva, un paradigma, un’astrazione, un numero... tainatarner è il numero della donna...)
 

l’animale-folla, spalmato sul prato, pulsa e respira ritmicamente, trasuda e traspira... ha investito il punto apicale della funzione linguistica. come lo sfogo di un follicolo, reclutamento di spettatori come i leucociti del pus.
 

infine la voce...la voce che (per grana, per timbro) è elemento distintivo.... e la voce di questa, la fricazione che fa l’aria sagomandosi e scivolando nel tubo-taina, è una voce anch’essa vistosa, eminente, eccentrica, protuberante....
 

venerdì 18 maggio 2018

Criptovalute, cripto anarchia, aletheia.

                       
 
L’origine del fenomeno delle criptovalute non è nel protocollo di Satoshi Nakamoto del 2008, ma in un articolo di Wei Dai di 10 anni anteriore, che delinea esattamente il progetto che Nakamoto realizzerà tecnicamente con la sua moneta elettronica, il bitcoin, ed anche quello della sua principale alternativa, ethereum, che definisce propriamente un contratto elettronico. E’ anzi dal mio punto di vista molto probabile che l'irreperibile e forse ricchissimo Sakamoto sia lo stesso Wei Dai. Troppe le coincidenze del progetto - a cominciare dal nome della valuta (b-money > bitcoin) - che secondo Wei Dai sarebbe stato reinventato autonomamente da Sakamoto. Esiste una scarna corrispondenza email che attesterebbe le dichiarazioni di Wei Dai, ma che certo per un ingegnere informatico non dovrebbe essere un problema aver artefatto. Ma soprattutto mi sembra estremamente improbabile e sospetta l’accanita minimizzazione dei propri meriti da parte di Wei Dai.

mercoledì 25 aprile 2018

Senegal 3 – il paese-battigia

                                                                 
 
 
per la terza volta in senegal. nel pezzo riciclo (senegalescamente?) alcuni scritti precedenti

 

il senegal non produce niente: connette, scambia, ricicla

 
è un niente che produce niente e scambia niente. terra sabbiosa sotto il sole, è vivo solo lungo la striscia che lo congiunge al mare. è un paese-battigia.

 
è una spuma, l’inflazione prodotta dall’agitazione, dall’impatto di una terra secca con la pervasività vitale, che tutto connette e scambia, dell’acqua. dal mare viene il pesce, dal mare viene la merce, sul mare si fa il turismo, dal mare viene l’umidità notturna e l’acqua dei pozzi costieri che fa sopravvivere le poche grame piante
 

colpe e meriti dei senegalesi. sono sostanzialmente buoni, sociali, solidali. in occidente e altrove si è sviluppata una certa tipologia di uomo-predatore, che qui probabilmente è filtrata già somaticamente....