sabato 27 dicembre 2025

les merveilleux nuages…

                                                                     


 

il linguaggio è un suono del corpo. il significato si produce nell’altro, nel momento in cui io, in quanto altro dell’altro, associo quel suono ai suoi differenti atti. il suono dell’altro che mi colpisce è diverso dal suono dell’altro che mi abbraccia (forse: arghh… heeh…). l’io non esiste che in opposizione all’altro, e per/con/dall’/nell’altro. l’io è il corpo inghiottito dell’altro.


il non dicibile è detto, non può formularsi che dicendo. la tenebra iperluminosa di Pseudo-Dionigi,

o il silenzio di Proclo, sono ancora tracce, incisioni, scie, pieghe, direzioni nei neuroni, o nelle vibrazioni aeree, o nei campi di significato che ad essi corrispondono. ma anche la piena dell’emozione che definiamo flagrante, intraducibile, inesprimibile. esiste dunque questo centro irradiatore divino, in cui confidiamo… che ci fa balbettare… è forse in uno spessore del pensiero? in una saccatura o un crepaccio del linguaggio? è forse una pura velleità? se tutto è linguaggio, cos’è il linguaggio? o la voce? 


consideriamo una parola che non esiste… ad es. ploppetto. oppure un relitto fonetico o grafico, che so, fkd. o anche una parola poetica (che non significa mai il suo significato). o una preghiera, che è solo un suono performativo, un atto di adesione emotiva, e si riferisce a un’apofasia. qual è il punto d’applicazione dell’io a queste materie linguistiche, a queste propaggini del corpo? forse è cosmico, è pneumatico, è ierofantico. esiste, si produce, fluisce un fatto materico, e nel suo spessore, nelle sue interruzioni, nei suoi attriti si va a insediare un io. o è il contrario, sono allucinazioni, rappresentazioni di un io cosmico, di cui qualcuno genera un duplicato che definisce comprensione, che qualcuno viene a prendere?


venendo da 3 giorni di febbre e digiuno, mi accorsi di quanto gli esseri umani erano cosa, una cosa pervicace che voleva agitarsi, e sembrava la coda delle lucertole autotomizzate, tranciata dall’aria, dalle onde termiche, dalla terra, dai pensieri degli altri, dal continuo di una pasta sola a cui appartiene. e proprio questa era la vita che noi pensiamo fatta d’altro, e proprio perciò io ero tragicamente lontano da tutto, io come tutti, separati dall’essenza alla radice , destinati da questa tragedia alla commedia delle relazioni.


le nuvole, il lato basso delle nuvole, che scorrono…. e oltre il vetro una coscienza, una miscela di minerali e segni… cos’è questa roba, dove sta, che uso ne fa dio…

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