venerdì 10 luglio 2020

questo blog diventerà un libro

ho firmato con Transeuropa, glorioso editore che fu di Tondelli, e che anche ora mostra attenzione al nuovo e al non convenzionale. alla scrittura, più che alla esausta letteratura. il libro dovrebbe chiamarsi Esercizi per accorgersi del mondo (altri titoli in ballo: Libro che mi è venuto in mente; Vanvere e zonzi) e dovrebbe uscire entro l'anno.
ma allora, diranno i pochi lettori del blog, il libro lo leggeremo qui, perchè pubblicarlo e perché acquistarlo? innanzitutto, il libro non è il blog. il blog è il materiale del libro, ma diverso sarà l'impianto, la struttura, il senso degli scritti. ci saranno poi pezzi inediti, e tutti i post saranno più lavorati, più scritti appunto. avranno una qualità diversa.
ma il senso più profondo dell'operazione è nella breve nota finale del libro, che trascrivo:

perché consumare la carta di un libro


questo libro è la rielaborazione di un blog.
oggi si scrive quasi esclusivamente in forma elettronica: su uno smartphone, su un blog, in generale su uno schermo. ma leggere resta un’operazione del corpo, che ha bisogno dei tempi e le modalità imposti dalla biologia. il dispositivo che risponde meglio a questo bisogno resta il libro di carta, che sfrutta e combina al meglio l’elasticità ottica dello spazio bianco e il suo nitido contrasto con l’inchiostro, le attitudini della mano che sfoglia e la solida semplicità dell’oggetto, disponibile, maneggevole, adattabile. l’abitudine alla lettura elettronica ci sta portando sempre più lontano da noi stessi, sempre più in superficie. la parola elettronica di fatto si scrive ma non si legge, o si legge velocemente e superficialmente. la pubblicazione di un blog dovrebbe appunto compensare quest’asimmetria.

ma il vantaggio che offre il libro non è solo funzionale. sul supporto elettronico il linguaggio non potrà mai avere quei caratteri di oggettività, materialità, stabilità che sono propri della scrittura su carta, e che ne producono un senso diverso. la parola elettronica, per quanto scritta, resterà sempre un gesto, una pratica, poco più che l’evoluzione e complicazione di un verso animale. solo la lingua che si è fatta oggetto, la lingua ferma, la lingua concreta, può farsi storia, cultura, politica. ecco perché mi sembra che non possiamo ancora rinunciare a pubblicare libri. 


Nessun commento:

Posta un commento