domenica 1 dicembre 2019

Terra viva e terra morta. Tecniche nuove e tradizionali di contrasto alla Xylella F.


Ho sempre detto che oggi l'unico vero gesto politico è zappare. Potrei aggiungere anche l'unico gesto letterario. Credo assai poco ai movimenti tipo di quello di Greta Thunber. Crederò alla sincerità ambientalista di quei ragazzi quando andranno nei campi abbandonati a zappare, invece di passare la giornata sullo smartphone e poi andare a rivendicare - sempre chiedere, mai agire - non si sa quali diritti alle autorità e al potere. Ho organizzato (a mie spese) un  incontro su un problema gravissimo, quello del disseccamento degli ulivi in Puglia, e posto la breve introduzione.

video introduttivo: video xylella
Questo incontro è stato organizzato per fare qualcosa. Per fare qualcosa per le piante. Si è posto quindi una finalità molto pratica: far conoscere una serie di tecniche, nuove e tradizionali che hanno dato ottimi risultati, comprovati da video, documentazioni e verifiche scientifiche, nella lotta al disseccamento degli olivi.
La malattia, la chiamano gli agricoltori... ma la Scienza gli ha dato un nome ancora più impreciso, Codiro, cioè complesso di disseccamento rapido, né ha trovato una cura efficace. I giornali la chiamano Xylella, ma il batterio per ora è stato trovato solo nel 2% delle piante malate. La verità è che nessuno ne capisce niente, e non si è trovato di meglio che abbattere tutte le piante. Ma è una cosa logica?

Molti agricoltori sono in attesa dei contributi per il reimpianto. Questi contributi vanno certamente sollecitati,  e l’agricoltore, anche piccolo, deve avere la possibilità di cominciare a reimpiantare, se e dove lo ritiene necessario, ma 1) non saranno certo a fondo perduto, comporteranno forti anticipi che non si sa come e quando saranno rimborsati, e in ogni caso non compenseranno l’azzeramento della produzione per 10 o 20 anni 2) i reimpianti , secondo il parere stesso di scienziati e legislatori, non saranno risolutivi, e fra pochi anni ci si potrebbe ritrovare punto e daccapo. Tutto questo dopo avere in pratica desertificato il Salento, perché abbattere gli ulivi e diserbare nel raggio di 100mt, cioè 3,14 ettari a pianta malata, significa radere al suolo l’intero Salento, come ci illustrerà la prf.ssa Ciervo.  E’ evidente che l’eradicazione totale del batterio è ormai impossibile, e d’altronde non sarebbe garantita dal reimpianto di Leccini o Favolose.

Nel corso della Storia, la scienza e le autorità hanno compiuto spesso errori grossolani quando agivano sull’onda dell’emotività e senza sufficienti verifiche. Nella peste del 1600 a Napoli il Collegio dei Medici su ordine del Re pensò di sconfiggere il batterio bruciando tutti i baccalà. Ai nostri tempi, per fare un esempio fra mille, pensiamo alla talidomide, prescritta da migliaia di medici, che provocò la nascita di 10.000 bambini deformi o senza braccia, o ai 10.000 morti all'anno solo in Italia  per ATB resistenza. Nel campo agricolo, si era pensato di debellare lo Pseudomonas del Kiwi abbattendo le piante, poi si è capito che era inutile e che bisognava imparare a conviverci.

Ricordare tutto ciò non significa essere negazionisti,  né ecologisti fanatici, che credono che il paesaggio salentino sia intoccabile, e tantomeno complottisti che credono a fantomatici piani delle multinazionali o altre fanfaluche. Significa semplicemente ragionare col buon senso, con la logica,  e con i reali dati scientifici disponibili.  La conoscenza scientifica ci dice che una batteriosi si combatte essenzialmente: con gli antibiotici, ma per ora non ne abbiamo, oppure ripristinando un equilibrio e rafforzando le difese immunitarie e la produzione fogliare della pianta. Con l’invenzione dei vaccini abbiamo debellato vaiolo, tetano ecc semplicemente agendo sul sistema immunitario, altre semplicemente cambiando le nostre abitudini igieniche, ad es. la febbre puerperale.  La cura più efficace dunque al momento non può essere che quella immunitaria e biostimolante, studiata appunto da ricercatori come la dr.ssa D’Amico nel progetto Silecc, il prof. Scortichini, il cui metodo secondo le recenti verifiche EFSA riduce del 45% i batteri, e altri. Ma parlare di immunità delle piante significa parlare di terreno e sistema albero-suolo, e questo è sicuramente uno dei primi problemi del Salento. La terra qui è desertificata dall’eccessivo uso di diserbanti, la sostanza viva e organica è ridotta a zero e i campi sono ormai buoni per ballarci o per giocarci a tennis. In queste condizioni, anche un batterio che è sempre esistito senza fare danni, si trasforma in un killer. Altri problemi sono quelli legati all’inadeguatezza della potatura, della disinfezione e di altre pratiche di cui ci parlerà Roberto Polo. Esistono una serie di buone pratiche agricole che si sono perdute o che non sono conosciute, o nuovi prodotti non tossici come il Dentamet, il Micosat ecc, che hanno lo stesso costo dei normali trattamenti. Lo scopo di questo incontro è portare queste tecniche a conoscenza degli agricoltori,  comprendendo che se vogliamo risolvere realmente il problema non possiamo agire solo con i reimpianti,  o col controllo della cicala sputacchina, ma dobbiamo muoverci su più fronti, sistemicamente, con una combinazione di tecniche di lotta nuove e tradizionali, soppressive e conservative. Soprattutto, dobbiamo capire che per salvare una pianta, più che le leggi degli uomini, bisogna rispettare le leggi delle piante. La terra un tempo apparteneva agli dei, poi sono venute le piante, gli animali, e infine l’uomo. Come ultimi arrivati, già l’abbiamo devastata abbastanza.

Nessun commento:

Posta un commento