non sai quel che dici, dice Lucia a Renzo che vuole fargli sciogliere il voto di castità, non eri te stessa quando l’hai fatto, l’accusa Renzo. i Promessi sposi sono una storia fatta tutta di persone che non sono se stesse, possedute e agite da passioni che rinnegano, da eventi che le sovrastano, e infine da Dio. questa è la cifra di tutte le opere profonde e vere, perché nel mondo nessuno è se stesso,
nessuno sa quel che dice, tutti sono fuori di sé, non sono in sé, sono corpi attraversati da impulsi estranei.la caratteristica più suggestiva dello stile di Manzoni è
per me l’uso frequente, aumentato, allargato di condizionali e
congiuntivi, che avvolgono il racconto in una nube di indeterminazione e
irrealtà, per delicatezza e per incredulità. gli incisi, le digressioni, i
rimandi, le condizioni accentuano questo effetto. e infine anche il punto e
virgola, questo reietto della grammatica, e che invece in Manzoni è l’interpunzione
di riferimento, lavora in questo senso, permettendo di allungare, stirare,
articolare, diffondere e a volte confondere i periodi, e i fatti contenuti in
essi. d’altronde il punto e virgola è in sé interstiziale, sottile, quasi
impalpabile, il lieve attrito del ritmo fra la giuntura della virgola e la
chiusura del punto. M. è realista, ma non documenta, non riporta, non deposita
sulla pagina la realtà, ma una trama di segni che racchiude una realtà
possibile, che la imbozzola. la diffidenza per la realtà che fa la bellezza del
suo stile, determina d’altronde anche il suo grande limite, la pavidità o forse
viltà etica, l’incapacità di riconoscere la bestia nell’uomo, riducendo le sue
passioni tragiche a sviamenti. questo quando già in Francia scriveva Baudelaire,
in Russia Dostoievsky, e in Germania Holderlin.
sono sincero: se avessi avuto fra le mani il Fermo e Lucia
come editor, non gli avrei dato un soldo bucato, avrei buttato fuori Manzoni a
calci, e gli avrei consigliato di cambiare mestiere. è un libro scritto molto
male, sono i Promessi sposi senza il genio dei Promessi sposi, senza la sua
straordinaria qualità espressiva, stilistica, ritmica e narrativa. restano
appunto “la serie dei fatti”, i personaggi, qualche raro dialogo, insomma la
parte immaginativa (a parte differenze strutturali, ideologiche ecc.). o in
somma diversa, i Promessi sposi che Moravia
definiva una storia che fa ridere i polli (ammirando solo lo scrittore) e non
quello che Sciascia considerava il maggior romanzo italiano. che è successo poi,
che miracolo? non è stato cesello, né revisione o maturazione linguistica, è
stata reinvenzione espressiva. a partire dal marzo 1824 (nell'edizione 27ana il miracolo era già compiuto) Manzoni vede la lingua,
il che era accaduto finora solo per la poesia.
P. S. gli unici autori che hanno scritto al cospetto dell’intera
lingua, diceva Calvino, sono D’Annunzio e Landolfi… ma andando indietro bisogna
aggiungere Manzoni, e ovviamente Dante.

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