martedì 5 gennaio 2021

mariangela gualtieri - il quotidiano innamoramento

ieri ho ascoltato le splendide poesie di mariangela gualtieri nel recital Il quotidiano innamoramento, in live streaming... siete in tempo mi pare per gli ultimi 2 spettacoli e ve li consiglio. mariangela è erede diretta delle grandi mistiche medievali, vibra le parole con la stessa intensità e violenza, cerca di attraversarle, trasgredirle, scatenarle con la stessa furia cieca e slancio, brucia della stessa fiamma bianca e azzurra, quella degli elementi chimici nobili e delle stelle a combustione elevata.

si ristabilisce poi nel mondo cercando e trovando quella che chiamiamo poesia, il piccolo prodigio delle parole che si accordano ai ritmi cosmici, alla pulsazione profonda e al respiro delle cose.

ma, vissuta dopo baudelaire e rimbaud, riesce a estrarre poesia, fulgore, meraviglia, preghiera da ogni spigolo e grammo della realtà. bellissima l’esortazione ai morti, ai cadaveri, con cui apre lo spettacolo, paradossale esortazione a vivere, percorrere la morte in fondo fino al punto in cui cessa di essere morte, sbocca nel non-linguistico e dunque non è più, non è più ferma, conchiusa, tetra, non è più definibile, non è più disperata. bellissima la descrizione del bambino che si sveglia con “tracce di paradiso sul volto”, e poi in cucina,

nel quotidiano più dimesso, sfolgora come un santo prossimo e consueto... mariangela conclude chiedendo perdono per la sua disattenzione al mondo... prima di doverne chiedere perdono anche noi, evitiamo almeno la disattenzione alla poesia...

 

https://www.vivaticket.com/.../il-quotidiano.../154632...


incollo una nota scritta per mariangela alcuni anni fa, in occasione di un incontro organizzato da adelelmo ruggieri che si chiamava La natura dei poeti.

 

Una volta ero piccola, ero senza parole. Ero piccola e

senza parole. Una volta ero molto leggera, pesavo

pochi chili. Una volta c’erano solo tre o quattro chili

di me, solo pochi chili di me, solo pochi chili avevano

il mio nome.

 

C

Che Mariangela Gualtieri se la ripeta 7 volte questa cosa, che una volta era piccola e pesava pochi chili,

 è segno certo che non ci crede. Se la ripete sperando che diventi vera. A volte il sistema funziona,

 ed è così che è nata la poesia, ripetendo 100 volte il nome della pioggia per far piovere.

La sua frase sembra quasi che tremi, che abbia una sintassi tremolante. E’ perché avverte il brivido

 della provvisorietà,  perchè si sente sospesa sul filo sottilissimo del divenire.

Una volta era piccola e pesava pochi chili. Da dove sono venuti gli altri chili? Perché hanno il suo

nome? Non erano una volta terra e frutto della terra, animale animato o vegetale? Non erano poi

 chili di un tempo diverso, tutt’un altro tempo, tutt’un altro universo? Noi infiliamo in un nome tutte

 queste cose disparate, e poi lo usiamo pure, questo nome, come se nulla fosse, e poi ci giriamo

pure se qualcuno pronuncia quel nome.

 

 

faccio seguire la versione estesa di quella nota:

 

Il fatto che chi si chiama ora Mariangela Gualtieri ripeta sette volte che una volta era piccola e

 pesava pochi chili, significa evidentemente che costei sa perfettamente che non era lei ad essere

 piccola e pesare pochi chili.

Se lo ripete sperando che così diventi vero, ma non è vero. A volte il sistema funziona, ed è così

 che è nata la poesia, ripetendo 100 volte il nome della pioggia per fare arrivare la pioggia, o

imprimendo una pulsazione ritmica a un auspicio terapeutico, per scacciare la malattia.

Il fatto che questa si ripeta sette volte questa cosa, significa pure che sa benissimo che non

 esiste nemmeno ora, che da un momento all’altro sarà sostituita da un’estranea, da un angelo

 inviato da dio, che si spaccerà per ciò che era. Questa è la nostra vicenda, questo l’avvicendamento

 interminale che chiamiamo identità, dalla molecola al primo sguardo fra i due genitori all’ovulo

 alla bambina alla poetante alla penultima forma dell’angelo.

Una volta era piccola e pesava pochi chili. Da dove sono venuti gli altri chili? Chi sono? Perché

 questi altri chili, che sono venuti,  – e che ora parlano – li chiamiamo nello stesso modo, ed anzi

 rispondono pure?

Non erano terra, e frutto della terra, e animale che mangia il frutto, non dovremmo chiamarli terra

 frutto e animale? Non erano poi chili di un tempo diverso, tutt’un altro universo, tutt’un altro posto?

 Noi infiliamo in un nome tutte queste cose disparate, e poi lo scriviamo pure, e poi lo usiamo pure.

 E tuttavia a volte restiamo di fronte a tutte queste cose, e sappiamo, e vediamo, o solo presagiamo

 e supponiamo, che sono altre cose.

 

 

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